domenica 8 aprile 2012

bgrn...

amo guardare negli occhi chi mi parla, ci sono persone di cui, per tanti motivi, fatichi a reggere lo sguardo, ed altre che non reggono il tuo... abbiamo tutti cosi' paura di leggere cio' che sottende alle parole... una paura atavica che pero' si alterna alla feroce attrazione che ci spinge a desiderare di leggere nel pensiero, pur sapendo che sarebbe un casino, che questo farebbe esplodere e mandare in frantumi amicizie, amori, rapporti professionali, incontri fortuiti ed occasionali...
a me piacerebbe scoprire solo in che lungua sono scritti i pensieri, in che formato sono compressi, e se esiste un database da qualche parte da cui li si puo' scaricare, magari in sola lettura... io sono un genio a complicarmi la vita, ma mi piacerebbe sapere cosa pensava mio padre la prima volta che mi ha detto quella cosa... o perche' piangeva quella ragazza, tanto tempo fa... se i pensieri, che volano veloci, sono scritti in una sorta di stenografia universale cosa succede quando poi te li racconti nella tua lingua?... quando qualcuno mi dice una cosa ed io nei suoi occhi ne leggo un'altra io cerco di interpretarla, e inevitabilmente ci metto del mio... cosi' e' facile che il pensiero non sia piu' suo, ma diventi inquinato dalla mia sciagurata interpretazione... che casino... succede che quando incontri il tuo vicino del trapano e gli dici che lo trovi in gran forma, hai gia' paura che lui ti legga dentro quello che pensi veramente, che e'... senti, volevo dirti... perche' il tuo meraviglioso trapano invece di accenderlo il sabato mattina non te lo ficchi nel culo?... 
io e mio cugino parliamo solo con gli occhi, ma lui e' affetto da congiuntivite cronica, e quello che io leggo nei suoi occhi ha sempre un vago retrogusto di tragedia imminente... quando mi vede suonare sembra che si rattristi molto, e io non capisco se si stia commuovendo per il mio afflato lirico blueseggiante oppure semplicemente mi implori di smettere... 
il bello di quelli che ti parlano con gli occhi e' che ti dicono sempre tutto, e il contrario di tutto... come le antiche scritture in aramaico...
con gli occhi vi dico buongiorno, adesso... ma voi siete liberi di interpretarlo come vi pare...
buongiorno... (bngrn... in aramaico)

fate che sia vero

i brasilliani usano gli accordi diminuiti dove cazzo gli pare, in barba all'armonia funzionale... li mettono come ritardo di tonica, come dominanti secondarie, per armonizzare linee di basso cromatiche discendenti... insomma ovunque... e questo non gli sovviene solo dalla bossa nova, che e' moderna ed imparentata col jazz, ma dallo choro e dalla loro musica popolare, che e' armonicamente la piu' figa di tutte le terre emerse... di tutto il mondo conosciuto e anche di quello misconosciuto... ancora una volta le intuizioni piu' interessanti arrivano dalla trasgressione dovuta all'istinto naturale per la bellezza e per la potenza espressiva... sono accordi in volo, come i passi delle loro danze, che sembrano mai toccare mai terra...
mio cugino suona jobim con gli accordi della canzone del sole di battisti... se togli l'audio e' fantastico... lui dice d'aver suonato a lungo con chico buarque quando era in italia... potrebbe essere, ma c'e' un indizio che mi dice che forse e' una bufala... perche' lui in quel periodo non era ancora nato, e se il tenente colombo fosse ancora vivo lo dimostrerebbe anche di spalle, ma io, che sono un credulone, voglio crederci... certo pero' che quando dice di avere un video in cui suona musica da camera diretta da villa lobos in persona ci sono molte cose che mi inducono a sospettare la menzogna...
i mitomani finiscono tra le fiamme eterne in un girone di qualificazione alla verita'... stanno tutto il giorno a mentire a se stessi, e se gli scappa una cosa vera mithos in persona gli gira a manetta la manopola del gas... c'e' scritto nella "bovina commedia"... capolavoro apocrifo di un noto cantautore figo...
buongiorno... e fate che sia vero

tutti i conti tornano

nel silenzio... in mezzo alle trame soffuse della natura, tutti i conti tornano... ma vengono a rompere il cazzo anche qui?... non erano decaduti, o deceduti?

bless you

chissa' se quando vai in paradiso ti danno una password e un nome utente?... oppure entri in sola lettura?... chissa' se per andare su ti connetti wi fi oppure devi arrampicarti per il cavo?... se ti sei guadagnato un paradiso flat puoi stare sempre connesso, e l'antivirus non serve perche' il sistema operativo viene cambiato ogni giorno dagli angeli sviluppatori... gli hacker sono tutti all'inferno, satana li paga bene, ma al massimo i loro bug arrivano a fare il pelo al limbo... in purgatorio sei sempre in modalita' provvisoria, e quelli che erano i punti fermi della tua vita li' valgono poco, perche' per quanto tu faccia dei gran bei lavori non li puoi salvare con nome, e ogni giorno riparti da capo.
In paradiso anche i file piu' pesanti si aprono all'istante, e il browser in default si chiama holynet, e' onnipotente ed omnicomprensivo, ma non ti fa andare sui siti XXX...
in paradiso il camper non te lo fanno portare, te lo fanno parcheggiare fuori dalla porta sospeso in aria, se fai l'abbonamento eterno il prezzo e' conveniente, ma da quando e' arrivato steve jobs, che s'e' comprato mezzo parcheggio, e' piu' difficile trovare posto...
mio cugino e' in odore di santita', ma siccome ha sempre il naso chiuso non se n'e' accorto... poi lui preferisce andare all'inferno, perche' laggiu' sono sempre tutti su hellbook a giocare a video strip poker...
buon pomeriggio... bless you

scurirmi le idee

ogni tanto arriva qualcuno che mi spiega qualcosa... si mette lì e vorrebbe fare la faccia di Gassman ma gli viene quella di Galliani... dice che vuole chiarirmi le idee, ma a me le idee piacciono scure, come ebano fiammeggiante, o caffè senza zucchero... cerca di imbastire un saggio, un saggio ben scritto, e altisonante, ma io amo imparare dalle storie... i saggi ti spiegano come funziona il mondo, la poesia e la narrativa si offrono per farti intravvedere una visione del mondo che vale per il momento in cui leggi, con poche, ma altissime pretese...
una volta Joe Diorio ha spiegato il ciclo delle quinte facendo rimbalzare una pallina, ma prima ha raccontato la storia di quella pallina, in un soffuso crepuscolo... i giapponesi sembravano non capire, ma capivano meglio di noi... io, nel mio piccolo ero arrivato alla teoria del rimbalzo perpetuo... così, tanto per scurirmi le idee.
Mi piace che il mondo mi si racconti come nelle canzoni di Fossati.
Mia nonna mi raccontava le miserie da cui era venuta attraverso la luce del grano maturo, con le dita scure che spaccavano la scorza del melograno... con quella voce bruna come il sapore di un frutto che sta per cadere dall'albero... 
quando suono penso a quelle sue poche parole di dialetto alle quali ogni tanto concedeva l'aggiunta di una vocale d'appoggio, un tenero accento per conferire dignità ad una delle tante lingue del mondo delle quali nessuno è interessato a scrivere leggi, per fortuna...
mi vengono in mente gli occhi di Charlie Parker, che guardano nel vuoto oltre le note... mi viene in mente Marco Polo che, nel libro di Calvino, racconta a Kublay Khan le città invisibili del suo sconfinato impero...
buongiorno... oggi mio cugino non s'è visto... sicuramente dorme il sonno dei giusti in una piazzola di sosta

non abbiamo tempo

non abbiamo tempo
lo rincorriamo
sbracciando e ansimando
spaccando a spicchi
le ore e i minuti
non abbiamo tempo
lo regaliamo via
lo teniamo avanti
a perdita d'occhio
lo perdiamo indietro
e lo cerchiamo altrove
basterebbe fermarsi
e lasciarsi prendere
e lasciarsi avvolgere
indossarlo come un lino
guardarselo sgualcire addosso
e perdere tempo
a giocare con lui

sbicchierata e consapevolezza

non so se una sbicchierata tra amici faccia parte o no del cammino verso la consapevolezza... ma di qualcosa fa parte di sicuro... adoro i discorsi seri, che partono accorati e poi piano piano vegono fatti a pezzi dai sorsi e dalla santita' del demone di bacco... stemperati nelle carezze irriverenti dell'ironia, e tutto si colora di tutto... e capisci come la tua vita, e quella degli altri, e' piena di pozzanghere che hanno la dignita' di grandi oceani... oppure sono solo pioggia in disuso... si parla della musica che hai dentro, delle cose andate e di quelle a venire, di quella poesia che hai letto e che sapeva gia' tutto di te... poi qualche sorso, e sei in viaggio dentro il viaggio delle cose che il tuo amico ti sta raccontando... e ti accorgi che quella verso la consapevolezza non e' una strada, ma una danza di cui conosci solo quei tre passi che cotinui a sbagliare perche' ti ostini a farli senza la leggerezza del riderci sopra quando li sbagli... il vino lo adoro, ma quello che mi affascina di piu' sono i bicchieri... quei grumi di vetro incapaci di riflettere qualunque cosa senza deformarla in quella tinta violacea, e rileggerla diversa ogni volta... sono oggetti inerti, fino a quando non li rovesci e li riempi... allora si animano, come la chitarra quando la prendi in braccio... come un libro quando lo apri...
e' bello quando qualcuno dice: - Vorrei dire una cosa, ma non mi sembra il caso...- Poi si riempie il bicchiere e la dice, vera o finta che sia... giusta o sbagliata che sia... e si ride, o si piange, o si cambia discorso sapendo che in fondo c'e' un unico grande discorso che tutti vorremmo concludere con la consapevolezza... ma che per fortuna ogni volta ci sfugge... allora ci mettiamo tutti li' a ridere provando a fare la faccia che ha una persona consapevole...
buongiorno... dai provate a fare la faccia di uno che ha capito

A te

A te, che proprio in una vigilia di Pasqua di troppi anni fa, te ne sei andata per correre in braccio al vento dopo aver tentato con ogni forza di batterlo, pur non sapendo che lui fosse il tuo ultimo vento in faccia e nei capelli, io voglio dire oggi una cosa... non ti ha battuto, quel vento... tu hai smesso di lottare, perchè non si può lottare contro un nemico invisibile, ma hai vinto... non importa che tu ci creda, ma io so che hai vinto... ed ora sei luce gialla che attraversa ogni vento... tutti si auguravano per te l'eterno riposo, ma io no... non puoi riposarti nel grembo dell'eternità se avevi così da poco cominciato a correre, ridere, e giocare con il mondo... allora io ti ho augurato di continuare a correre, anche senza il peso dei tuoi passi, a ridere, anche senza il suono di una voce, a giocare col mondo senza dover più rispettare le sue leggi...
e adesso, quando vedo il frizzare giocoso di un raggio di luce tra i nuvoloni inquieti, mi piace pensare che sei tu, che corri, ridi, e giochi col mondo, che visto dall'alto deve sembrarti ancor più divertente...
non venitemi a dire che si diventa saggi quando si sanno accettare le sentenze...
si diventa saggi solo quando si impara a correre, ridere, e giocare insieme a chi corre, ride, e gioca con gli altri raggi di luce bambina...
ma è difficile... da qui
ciao... tu sai su quale panchina trovarmi, e lì vieni a trovarmi...
lascia che io m'illuda di poter imparare senza dover smettere di dire... che non è giusto

qualcosa dentro

raccolgo un po' di fiato
e mi canto qualcosa dentro
senza fondali d'orchestra
e nessun direttore al centro
solo io che canto muto
poche note in fila, o sparse
giunte qui da terre arse
del già visto e già vissuto
se finisco dentro il sogno
di mia madre che mi chiama
di una voce avrò bisogno
quella mia, più profonda, che lei ama

carezze di rughe

quando ho iniziato a scrivere l'ho fatto per gioco... ma non era vero, in realtà volevo diventare il miglior scrittore di tutta la mia panchina...
un giorno s'è seduto accanto a me un anziano signore, un vecchietto... s'è stirato le ossa e mi ha raccontato la sua vita... allora ho capito che al massimo avrei potuto arrivare secondo.
Ho sempre fatto posto agli anziani, sulla mia panchina, anche quando erano diretti altrove io li invitavo a sedersi, a fermarsi un attimo... venga qui, si sieda, si riposi... lei è stanco, ha vissuto tanto... anni fa mi rispondevano... grazie giovanotto... adesso mi dicono... grazie, te t'cì a metà streda... io rispondo... magari!... aiò zinquentatri an!... 
si siedono, poi mi guardano, annuiscono indicando il cielo per ringraziare di quanto sarebbe bella quella giornata se non ci fosse quella cappa di nebbia e pioviggine, o per ubriacare di sole i loro occhi, o semplicemente perchè di fronte ad ogni cosa la prima cosa che devi fare è annuire perchè hai capito, o perchè non c'è un cazzo da capire.
Poi attaccano a raccontare, prendono il link da una cosa lì davanti che li rimanda alla loro vita andata e attaccano a mettere in fila il loro passato, perchè tu hai la faccia di uno che vuole sapere... ma non c'è mai ordine nei piani temporali, le strutture sono sempre ondivaghe e complesse, come nei film moderni che loro non hanno mai visto... un attimo li vedi appena sposati dall'altra parte del mondo, poi li ritrovi bambini di stracci in un paesino lì vicino... poi gli è morta la moglie, dieci anni fa, e di donne così non se ne fanno più... poi ti mostrano le mani, scavate nel legno, che hanno resistito a mezzo secolo di fatiche, e di carezze mai potute dare perchè il tempo non c'era... poi ti guardano con quella luce umida affossata in un coro di rughe soffuse, o sporgenti, o di gomma sfibrata... è uno sguardo che ti arriva in un lampo perchè ha tutta la rincorsa di una vita, e te la soffia in faccia...
una meravigliosa signora una volta mi ha detto che io avevo modi carini e gentili, ma non era un complimento, voleva dirmi che gli uomini gentili e carini fanno poca strada, nel mondo... io le ho risposto che il mio mondo era lì... lei mi ha guardato un pò spaventata e m'ha detto... alòura t'zì màt!... poi s'è alzata barcollando ed ha aggiunto... una volta quelli come te lì tenevano dentro... 
fate voi...
buona pasqua, anche se è quasi buio

lunedì 2 aprile 2012

clacson

avevo 8 anni... correvo disperato e tremante, sapevo che mi avrebbe raggiunto e non avrebbe avuto pieta'... era un grosso pastore tedesco... sono caduto a terra sfiatato e terrorizzato, ad occhi chiusi aspettavo di sentire i suoi denti che mi avrebbero dilaniato, sfigurato, ucciso... una fine assurda che non sentivo di meritare... e' facile sfidare il destino quando lui e' legato alla catena... ma quella volta era libero, chissa' da quanto aspettava quel momento... ero a terra, ma lui mi e' sfilato accanto con indifferenza, s'e' girato verso di me solo una volta con un latrato mozzo e distratto, un colpetto di clacson... non inseguiva me, ce l'aveva col rombo di un camion che passava a giro di ruota li' vicino... tornando indietro, una volta passato il camion, s'e' seduto davanti a me, che mi stavo rialzando... ci guardavammo negli occhi, e lui sembrava dirmi che ero ridicolo... che non dovevo scappare cosi', con cosi' poca eleganza... i cani da guardia non mangiano i bambini codardi... e nemmeno quelli coraggiosi... mordono per difendere qualcosa che non gli appartiene... per difendere confini non disegnati da loro... segnano un territorio che non sara' mai loro senza chiedere altro che cibo ed odori rassicuranti...
il teatro assurdo dei conflitti segue queste regole... i paesi segnano a morsi i loro confini e li difendono con latrati plateali... guerre, uomini che si perdono per nobili cause senza un senso che non sia quello che hanno ereditato da altro sangue... 
spesso non abbiamo bisogno di grandi cause per mettere in scena conflitti... ci basta l'incomunicabilita' di cio' che siamo per indurci alle barricate... marchiamo i confini del nostro territorio anche in una piccola discussione con qualcuno che abbiamo vicino... o combattiamo o scappiamo dando le spalle...
quel cane voleva solo guardarmi negli occhi... spesso non c'e' niente di piu' difficile da sostenere di un guardarti negli occhi... di un chiederti di entrare... 
spesso difendiamo i nostri confini senza che nessuno li attacchi... proprieta' privata... attenti al cane... divieto di sosta con rimozione... lasciate libero il passaggio perche' dev'essere libero anche se a nessuno gliene frega un cazzo di passare... quando c'era il nevone ognuno vigilava la propria rotta... se fosse durato ancora un po' saremmo arrivati alle badilate sulla schiena... poi ci lamentiamo che quando c'e' il sole, e tutti i passaggi sono liberi, nessuno passa mai dalle nostre parti... e coltiviamo una solitudine condita da un alone di astratto e generico rancore...
buongiorno... se mio cugino vi parcheggia il camper sotto casa uccidetelo, ma non portategli rancore

autorimessa comunale

ma quando di qualcuno dicono che si e' rifatto/a una vita, vuol dire che ne aveva due?... o piu' di due?... e se e' cosi' non ci dicono mai quale... magari, viste le leggi statistiche che lavorano silenziosamente alle nostre spalle portandoci quintali di sfiga, finisce che uno/a si rifa' proprio la vita che arebbe andata bene, si tiene quelle parallele che ristagnano, e il bisturi del lifting cadeproprio su quella che alla lunga gli avrebbe dato delle soddisfazioni... beh lasciamo stare... mio cugino dice che da quando ha il suo bel camper la sua vita gli sorride... tra pico parte per la croazia e si va a mettere in coda con altre migliaia di camper che sorridono ai loro conducenti anche quando s'incagliano in zona rimozione... per rifarsi almeno una vita quindi deduco che ci vuole almeno un camper... il mio ideale e' il camper di barbie, quello che guida ken, e trova sempre posti da favola per parcheggiarlo, dove la bionda inneffabile barbie puo' spalmarsi al sole... mio cugino invece finisce sempre a dormire di traverso sotto un viadotto... e nonostante cio' dice che le dormite che si fa li' dentro quello scatolone a casa se le sogna... quello che mi affascina dei mezzi su due ruote e' che c'e' sempre un rumore misterioso che incombe sul viaggio... non saprai mai cos'e', nessun meccanico te lo sa dire, perche' ce lo mettono apposta, per farti rimanere sveglio mentre ti fai le tue migliaia di km al volante, sapendo che puoi fermatti in qualunque momento a riposarti, e poi essere rimosso mentre dormi e ritrovarti chiuso a chiave nell'autorimessa comunale dalla quale sarai liberato in soli tre giorni al massimo... un'amica di mia figlia aveva il camper di barbie, era rimasto in mezzo al salotto perche' ken l'avevano sacrificato alla vivisezione, e nessuno era piu' autorizzato a spostare il camper... ci hanno costruito attorno un villaggio turistico con tanto di animazione... che bello... non riuscivo piu' a scendere dal divano...

suonavo

suonavo piano una cosa
respiravo distratto
suonavo una cosa al piano
ma non sapevo cosa

era lì tra il verde e l'azzurro
ma non sapevo dove
dove l'inizio e dove la fine
e fino a dove, e fino a come

suonavo piano una cosa
tra le note c'era sangue
suonavo una cosa al piano
giusto per non tenerla in mano

nostalgia

se c'e' una cosa alla quale nessuno possa dire di essere sfuggito e' la nostalgia... che condisce i nostri sapori, guida in modo sotteso i nostri umori e le nostre piccole scelte, a volte anche quelle grandi... sei partito, da giovane, per un mondo tutto sognato, hai nascosto le tue tracce per un po', e poi una notte, quando chiudi gli occhi, ti riaffiora un viso, un luogo, un suono... e per un attimo hai voglia di tornare... poi quell'attimo si fa strada dentro di te...
non ci sono canzoni, o libri he non muovano in qualche modo da una nostalgia... un mondo passato che la lumaca gigante della tua memoria riporta in vita trasfigurato in una dimensione mitica e lirica, spesso riveduta e corretta lasciando fuori il vivo dei dolori...
se ci si pensa bene la nostalgia abita ogni capitolo della nostra storia... non e' una condizione esclusiva di quando si arriva in eta' matura... i punti di ripristino sono disseminati lungo tutto il cammino... gia' quando nasci hai la nostalgia dell'utero materno, e quando vai all'asilo hai nostalgia di quando nessuno organizzava i tuoi giochi... poi quando vai a scuola e ti seppelliscono di compiti ti mancano le suore dell'asilo (!!!!)... poi c'e' il terremoto dell'adolescenza e ti ritrovi ad essere giovane, ed a pensare a cosa fare della tua vita futura, che ti sembra essere tutta davanti... quando tuo figlio/a comincia percorrere le tappe che tu hai gia' percorso, e arriva in un attimo il primo giorno di scuola, tu rivivi il tuo... e la nostalgia si fa strada, comincia a braccarti, e nemmeno te ne accorgi... e cosi' via...
partiamo sempre per piccoli e grandi viaggi, ogni giorno... lasciamo a casa tutto cio' che non ci piace e non ci serve, ma, non si sa come, la nostalgia si nasconde tra i tuoi bagagli e anche quando non ti fa tornare indietro lavora pian piano dentro di te per tenere vivo il mondo che hai lasciato... prende la forma di un viso, di una musica, di un odore... 
ho letto libri meravigliosi scritti come affreschi di stralunata nostalgia... ho ascoltato musicisti esiliati in altre culture ricordarsi all'improvviso delle danze della loro terra d'origine...
la nostalgia e' un patrimonio, anche se puo diventare ingombrante...
mio cugino col suo camper si porta sempre la casa dietro ad ogni viaggio, lui crede d'aver liquidato cosi' la faccenda della nostalgia...
buongiorno... dovunque andrete ricordatevi di... lui

perle ai proci

c'e' un momento per partire, e su questo non ci sono dubbi, senti che sta arrivando, senti che e' arrivato... e parti... c'e' un tempo per restare, per poco, per molto... mai credere che sia per sempre... poi arriva, inesorabile, all'improvviso, oppure piu' volte annunciato, il momento esatto di tornare... non che debba essere subito, non che tu debba calcolarlo con le ore ed i minuti... ma arriva... e devi tornare...
raccogli le tue poche o molte cose... raccogli dentro di te il tuo essere stato via che ti fa diverso.... e parti.
Quando arrivi nel punto esatto da cui sei partito lo
riconosci, certo... ma qualcosa ti dice che tutto e' cambiato... allora capisci che e' sempre una questione di tempi, e tu non ci hai preso... l'unico che ci ha preso di brutto, e con grande effetto scenico, e' stato ulisse... e' tornato giusto un attimo prima che penelope si decidesse a buttare le perle ai proci, cosi' ha evitato di essere, in seguito, sui libri di scuola, scambiato per il minotauro... sempre che sia veramente andata cosi'... come fai a fidarti di uno che ha scritto tutta quella roba rimanendo avvolto nel mistero con il nome di un osso

serio

mio cugino aveva una ragazza, ma non la prendeva mai sul serio... diceva che c'erano posti piu' comodi...

non datevi colpe

a piedi nudi nella rugiada appena sveglio... una parte di me gode del contatto con quella fresca linfa, l'altra si dissocia e stramaledice l'idea... capisco di essere diviso a meta' da come gli alberi mi guardano con sospetto... uno lo sopportano anche, ma due per loro sono gia' una folla di rompicoglioni... 
e' parte della nostra cultura dividerci a meta' di fronte a qualunque scelta, anche piccola, che la giornata ci pone davanti... devi scegliere che brioche mangiare, o che tipo di corde montare sulla tua chitarra, una parte decide d'impulso, e l'altra si mette subito li' a dire "no... te ne pentirai..." ... cosi' non ti godi, ne la rugiada sotto i piedi, ne la brioche alla crema di mirtillo e vodka...
a volte ti penti della tua scelta prima ancora d'averla fatta... ti metti avanti gia' avanti coi lavori... 
la colpa e' di quel maledetto senso di colpa che c'hanno inculcato sin da piccoli... 
oggi non volevo citare mio cugino, ma mi tocca... lui di fronte ad una scelta si divide in sedici parti uguali, tutte d'accordo fra loro... praticamente una frazione apparente... che bravo che e'... anche se poi fa la scelta sbagliata e' lo stesso...
buongiorno... non datevi colpe

ho trovato te

ho incontrato un uomo
braccia raccolte in una smorfia di rughe
occhi come celati in un'ombra di pianto
si guardava attorno
cercava
gli chiesi cosa
non mi rispose
gli chiesi chi
disse un cane, il suo cane
se n'era andato, mezza vita fa
lo aiutai a cercare
mi camminava avanti
senza parlare
poi si fermo', e si volto'
mi annuso' con un sorriso come di salvezza
lo vedo ogni giorno
da quando se n'e' andato
vorrebbe tornare, ma non puo'
e oggi non lo trovo
forse era qui in giro
e non l'ho visto
ora e' tardi

ma ho trovato te

vela nel vento

mi ricordo di te
eri sempre dove io pensavo fossi
volevo mani come te
ebano scuro e scolpito
mi ricordo le tue parole
limate in un tremore
fragili e potenti
mi ricordo i tuoi gesti
rubati al silenzio del corpo
piegavi il capo
per guardarmi ogni volta nuovo
mi ricordo dei frutti acerbi
che mi regalavi
come promesse di sapore e bellezza
dei tuoi fiori di pasqua
in un bicchiere di primavera
della camomilla cresciuta tra le rovine di un campo in disuso
mi ricordo di come i tuoi occhi
si facevano sale nel raccontarmi
del tuo bambino
costretto a crescere nella morte
e di come era sollievo, per te
farmi lui
mi ricordo di quando ogni volta
mi chiedevi musica
non la capivi, 
ma conoscevi la ragione di ogni nota
mi ricordo, adesso
come fosse oggi
come fosse vero
come fosse vela nel vento

non era questo

un muoversi leggero
passi come un fruscio
mani frustate in aria
filo di respiro...
ed ora fermo
improvvisamente fermo
ad ascoltare l'aria...
poi di spalle alla tua meta
a guardare indietro
occhi spremuti
lividi di luce...
la memoria,
un filo di perle
confuse nel fango...
la tua vita
un volo di danza
presa al volo
e schiacciata a terra...
un filo rotto di perle
che schizzano via
nel finale di un tango...
si spegne, l'orchestra
si asciuga la fronte
si perde, l'orchestra
in un rantolo cieco,
stonato e molesto
fuori tempo e fuori luogo...

mi perdo anch'io
tra le perle, nel fango
ad aspettare che tu passi
per dirmi di quanto affondano ora
sulle nuvole i tuoi passi
non era questo che avevo inteso
quando parlavi di un peso ben speso
non era questo...
non
era
questo

respiro e punteggiatura

non sappiamo da dove viene la scrittura, e non sappiamo a chi va... quindi scriviamo... le parole sono gratis, i fogli ormai sono virtuali, e la penna sono le nostre dita... allora mettiamo giu' i nostri pensieri sotto forma di lunghe o corte colonne di segni, allineati nel rassicurante ordine delle frasi... e se le parole non vanno a posarsi dove era piu' logico metterle e' ancora meglio... e' li' che si annida il germe della poesia... 
e se si pensa che i propri pensieri non valgano la pena di essere scritti non si da loro l'opportunita di diventare tali... perche' e' proprio quando si scrive che il pensiero prende la sua forma piu' alta... per infilarlo nelle parole spremiamo tutto il suo succo, e anche le gocce cadono sul foglio, a diventare respiro e punteggiatura...
scrivere e' chiedere al proprio pensiero, e dargli l'opportunita' di lasciarci li' ad aspettare la sua risposta

avvoltoi

sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non cosi' presto, sinceramente... 
mio cugino s'e' liberato del camper... dopo averci infilato dentro tutto cio' che aveva in casa, ogni confort, ogni cosa... dopo averlo dotato di ogni gadget tecnologico e personalizzato con il suo gusto sopraffino (!?)... s'e' spinto sul crinale di un canyon, e' sceso e l'ha lasciato andare al suo destino... 
e' una cosa che ogni tanto succede... io la chiamo sindrome di san francesco... spogliarsi di tutti i propri averi e vivere in contemplazione della natura, in simbiosi con gli uccellini e le piantine grasse (o magre)...
dice di aver trovato la sua dimensione... l'unica cosa che gli manca e' il calippo alla coca cola... ma non si puo' avere tutto...
di notte non chiude occhio perche' e' terrorizzato dagli ululati dei coyote... ma non si puo' avere tutto...
si nutre di bacche e beve latte di cactus, prima alternava osterie, ristoranti tipici e topici, mc donald e steak houses... ma non si puo' avere tutto...
la sua tipa l'ha lasciato, perche' dice che non potrebbe piu' fare a meno dello loro promiscue intimita' sul camper... vabbe' adesso e' solo, ma non si puo' avere tutto... 
dice che si sente addosso tutta l'energia del cosmo, e gli avvoltoi che gli svolazzano sopra sono solo un dettaglio... per la prima volta volta crede in qualcosa che non ha una marca e un modello... ha trovato se' stesso... e senza navigatore...
se per caso vi inquietano un po' i coyoti e gli avvoltoi, e state in pena per lui, non datevi pensiero... i cugini resistono sempre a tutto, contengono in se' la madre di tutte le soluzioni... ce l'hanno tatuata in luoghi "fuori mano"...
buongiorno... se sopravvivo a questo periodo posso ambire al titolo di cugino onorario...
think that's great... don't you?

perdona questa canzone

perdona questa canzone
perdonami se
non so pensare le cose
tutte insieme
perdonami se
una cosa, 
anche la piu' piccola,
le diventa tutte...
perdonami se
mi perdo dietro un suono
una voce, una musica
e non ascolto il mondo
se non da li'...
perdonami se
mi accorgo
di una piccola pagliuzza
che ha cambiato colore
dentro i tuoi occhi
e li' mi fermo a cercare chi sei...
perdonami se
non ricordo mai
il tempo delle cose a venire...
se non credo
che esistano altrove
dal tuo ostinato pensarle come vere...
perdonami se
non do mai
il nome di un anno, di un giorno, di un'ora
alle cose andate
perche' le ho tutte qui in ogni adesso...

perdonami se
in queste righe
non trovo nulla
di cui chiedere perdono...

minimo comune multiplo

invidio quelli che quando suonano hanno la faccia beata che hanno quelli che quando fanno una cosa hanno la faccia di quelli che la lasciano venir fuori cosi', con la certezza assoluta, e neanche tanto presa sul serio, che e' quello l'unico modo in cui quella cosa si deve fare...
invidio quelli che te la buttano li' cosi'... come ti dicessero... e' cosi', no?... e come senno'?... 
mia nonna quando faceva la piada aveva quell'espressione li'... mi guardava e parlava soavemente con me, mentre la sue mani da sole facevano esattamente cio' che avevano imparato da sempre... conferivano in pochi gesti una sferica dignita a quel pane di vita... cioe' conferivano vita alla sfera della dignita' secolare di quel nostro pane...
stessa cosa faceva il calzolaio remo, da me tanto amato... andavo li' con le mie scarpe sanguinanti e deformate dall'uso efferato che ne facevo, lui le prendeva, e sorrideva, le metteva nelle forme, e ci piantava tre chiodi con tre colpi di martello che andavano dritti a segno senza sbagliare mai, anche se lui mi guardava, e sorrideva... le mie scarpe tornavano in vita, lui gli dava una lucidatina e me le restituiva sorridendo... 
ho fatto la prima elementare sopra il suo laboratorio, a scuola mi sentivo sempre confuso e messo in discussione, l'unica certezza erano quei tonfi di martello implacabile che venivano da sotto, ed il vagito delle scarpe rinate a nuova vita che forse solo io sentivo ed immaginavo... quando la scuola nuova e' stata aperta noi ci siamo dovuti andare, quindi niente piu' colpetti di martello assestati con precisione chirurgica... solo confusione e dubbio... mi c'e'voluta una vita per rivalutare il dubbio...
mio cugino gioca a tresette con un indiano, e s'incazza perche' lui, anche se non sa le le regole e perde sempre, lo guarda e gli sorride come faceva con me il calzolaio remo... 
vorrei suonare con il gesto morbido e naturale di un vecchio artigiano, fare uscir fuori il dubbio con mani che non hanno dubbi...
vorrei perdere a tresette con mio cugino come sa farlo l'indiano... magari farei fatica pero' a stare seduto in terra nella sua stessa posizione... altre culture... c'e' chi il suolo lo sfiora di passaggio, prouettato in un altrove a cui tende, e chi, come me, frana sulla panchina e si accende il sigaro...
buongiorno... non so voi, ma a me le regole del tresette ancora sfuggono, come anche il minimo comune multiplo...

bombarolo

tipica faccia disorientata e sradicata anche da cio' che rimaneva delle coordinate temporali... si chiama sindrome dell'ora legale... ti impongono uno slittamento in avanti di sessanta minuti e non sai piu' chi sei, e dove vai... ti si altera il meta'bolismo, anzi l'intero bolismo, il sistema immunitario impazzisce e ti tornano malattie esantematiche che hai gia' avuto da piccolo... nel bar ho sentito una tipa che dice di abituarsi all'ora legale solo quando torna quella solare, quindi, deduco io, passa tutto il tempo del bel sole in uno stato di sfasamento sensoriale e biologico, oltre che con la tipica condizione psicologica di qualcuno a cui hanno sottratto qualcosa... come quando vai a fare le analisi del sangue e tutti quelli che escono hanno la faccia stranita di chi e' stato privato di qualcosa...
c'e' gente che, nei giorni successivi al cambio di orario da la colpa a quell'ora trafugata di tutto cio' che di brutto gli capita... anche le malattie professionali tenute a bada con dovizia all'improvviso s'aggravano e impongono sei mesi di stop dal lavoro...
mio cugino, noto per la sua proverbiale caparbieta', rifiuta di spostare le lancette dell'orologio... ha perso piu' di un posto di lavoro a causa di questo... quando da giovane faceva il bombarolo l'ha sempre passata liscia perche' faceva esplodere gli ordigni sempre quando erano andati gia' via tutti, oppure quando non era ancora arrivato nessuno... quando prenota un'ora ai campi da tennis finisce sempre per giocare con gente che non conosce, e che manco gli fa vedere la palla... pero' tiene duro... lui e' un ariete con ascendente caterpillar...
io, nel mio piccolo, sono rimasto sveglio tutta la notte... volevo cogliere sul fatto quel fetente che veniva a togliermi un'ora di sonno proprio a cavallo tra il sabato del villaggio (globale) e il di' del mio riposo... come quella volta che da piccolo volevo vedere babbo natale per dirgli in faccia cosa pensavo di lui e delle sue renne termiche... ma lui non si e' presentato, era andato a giocare a tennis fuori orario con mio cugino...
buongiorno... se non avete spostato le lancette siete condannati a vivere nel peccato per l'intera estate