martedì 11 dicembre 2012

leggere


leggere è un'esperienza estremamente intima... gli occhi raccolgono le parole e dentro di noi si accendono immagini... la nostra voce interiore ha un suono che solo noi sentiamo, è capace di diventare quella dei personaggi, evocare quella dell'autore, essere più o meno aspra, o soffusa... neutra, quando serve.
Mia figlia mi dice di non voler sentire mai la vera voce degli scrittori che ama, quando
l'aveva fatto era rimasta spesso delusa...
le parole scritte non hanno suono... glielo mettiamo noi.
Mio cugino dice che gli alieni hanno un vero e proprio sistema di amplificazione dell'orecchio interno, la loro voce dentro la sentono veramente, e fuori non si sente nulla... è strano però il fatto che quelli di loro che sono lettori accaniti siano spesso rauchi, o addirittura afoni... forse su questo devono ancora lavorarci un po'...
buongiorno

listen to your own inner voice

Wendell


mio cugino, questa mattina di buonora, è uscito a fare una passeggiata con Wendell, il suo cane immaginario... Wendell, animato dal suo implacabile e raffinato olfatto, è corso di slancio fino alla base del tronco di un platano albino, un bel tronco color banana... lì, quasi soffocata dalle foglie secche e dai muschi, c'era una violetta immaginaria di fulgida bellezza... Wendell l'ha annusata con
innocente trasporto, e stava per annetterla al suo territorio, con il consueto canide gesto di alzare la zampa e diffondere il suo fluido, quando mio cugino l'ha colta... 
il disappunto di Wendell era evidente, ma rassegnato... 
mio cugino s'è messo in tasca la violetta immaginaria, era felice, e sorrideva al nuovo giorno.
Di tanto in tanto la tirava fuori dalla tasca, la guardava e la annusava profondamente...
poi ha incontrato un tipo molto simpatico che lo ha scrutato attentamente e gli ha detto: - Si vede chiaramente che tu sei una persona molto intelligente... forse troppo...-
Mio cugino ha sorriso, e gli ha mostrato la violetta immaginaria... 
il tipo l'ha esaminata attentamente, e con aria severa gli ha detto che tutto ciò è illegale... molto illegale... sia la sua troppa intelligenza che la violetta immaginaria, che è proibitissimo cogliere, soprattutto in questa stagione.
Gli alieni hanno un "limiter" che comprime i picchi di intelligenza, così ottengono quella loro tipica forma di intelligenza larga, diffusa, senza rapsodici e discontinui picchi... la chiamano "immaginazione"... i loro governi se ne nutrono, mentre qui ormai è merce rara...

buongiorno
bring it on...
"

caro cugino ti scrivo


caro cugino ti scrivo, così mi distraggo un po' (cit) da questa neve che deve cadere... spero che tu, là dove sei, nel deserto dell'Azghęr, abbia su le gomme termiche, perché stavolta arriva anche lì... qui la gente, vicino casa mia, s'allena già a slittare... tutti sanno che abbiamo troppi peccati da espiare, e il monito del nevone di febbraio 12 non è bastato... accoglieremo la giusta punizione 
a petto nudo coi sandali (termici)... sono troppi i peccati, e nemmeno gli alieni sbarcano più all'aeroclub Di Torraccia perché siamo sprofondati nella black list, e la commissione antimafia non ha potuto ripulire il nostro sistema operativo, avrebbe dovuto rimuovere troppi file di sistema... abbiamo speso troppo negli addobbi di natale l'anno scorso, e anche se il monte si vedeva dalla luna lassù qualcuno ha detto che erano più belle le luminarie di Cerasolo... quest'anno penso verrà qualcuno da Las Vegas, ad insegnarci come si fa, e già che c'è aprirà anche un bel casinò... però bisogna dirgli di mettere le gomme termiche e non presentarsi alla frontiera con troppi soldi in tasca, perché gli fanno il controllo termico e valutario...
caro cugino ti scrivo, così quando tra poco nevicherà anche là da te non potrai dire che non ti avevo avvisato... io farò un pupazzo di neve con la berretta firmata John Galliano... e Dosto mi aiuterà a colorarlo di giallo, il colore del sole...

buongiorno
don't be frighten by devil's snow

angolo di paradiso


sì, dai... in fondo sono orgoglioso di essere così buono... e va a finire che mi guadagno un piccolo angolo di paradiso dove potrò sedermi a riposare... speriamo solo che l'angolo sia girato dalla parte giusta...

a volte mi interrogo


a volte mi interrogo su una cosa... e se non mi rispondo mi mando alla lavagna, e mi dico: fai uno schema... un disegno... un cazzo di qualcosa... poi spiegamelo con parole tue... ... niente... taccio.
Nel tragitto che fai quando ti rimandano al posto con onta ti senti come nudo sotto la pioggia... me ne vado al posto coltivando rancore nei confronti di quella domanda... mi dico che è sbagliata, c
he è formulata male, che è fuori contesto, che è anticostituzionale,... guardo in faccia chi me l'ha fatta e cerco di trovare un indizio di malafede... gli indizi di malafede si colgono guardando bene le narici... se c'è un tremolio palpitante nelle narici di chi ha fatto una domanda e sta aspettando la risposta allora ok, non c'è malafede... se invece sono immobili e contratte allora sì, quella è una domanda sbagliata e tendenziosa...
allora mi dico che in fondo io amo le domande sbagliate, perché sono le uniche che ti permettano di inventare una risposta giusta...

buongiorno
Ask the dust... dice John Fante ( ma sta cosa qui sopra non l'ha scritta lui... figuriamoci, poverino... )

caro santa claus


caro santa claus... non stare nemmeno a prepararti, che tanto il mondo finisce il giorno prima che arrivi la tredicesima... lo so che non vuoi accettare sta cosa, lo so che entrerai in crisi d'identità... ma cazzo... cogli l'occasione per rigenerarti... anzi, curati... non lo sai che chi fa troppi regali ha dei seri problemi di ego?... tu, mio caro claus, hai un ego che non passa nemmeno per il ca
mino... quand'ero piccolo una volta t'ho aspettato tutta la notte e non sei venuto... vabbè che non avevamo il camino, ma due rampe di scale potevi anche fartele, cazzo... adesso che il mondo finisce quelli come te, privilegiati, che c'hanno i superpoteri e lavorano un giorno all'anno, andranno in crisi... 
vabbè, non ti porto rancore per quella storia... se non sai cosa fare chiamami, ti porto a mangiare con mio cugino, lui ha amicizie intergalattiche, e vediamo di trovarti un ingaggio su un altro pianeta, di quelli che i maya non conoscevano quindi non sono arrivati fin là a portare sfiga... però li ti toccherà fare anche un po' di piano bar... mettiti in regola con l'empals

buongiorno
we travel space ways planet to planet (Sun Ra)

polvere


"C'era un tempo in cui aspettavo che ogni vento ti portasse a me... come la povere sospesa in un raggio di sole ostinato a farsi strada tra i giorni e le nuvole...
quando quel tempo è passato ho guardato il dorso delle mie mani, cercandoti, tra la polvere...
il tempo aiuta gli amori sospesi a diventare polvere... 
la gente odia la polvere, la strofina via, la sposta altrove, non la vuole sulle proprie cose... io guardavo il dorso delle mie mani, e ti volevo su di me, come polvere... ogni amore è eterno, quando diventa polvere... "

figurine


ho conosciuto un tipo, in un bar a Bologna. A me piace conoscere gente, e farmi raccontare.

Avevo la chitarra, con me, ed è stato inevitabile che mi chiedesse che ruolo abbia la chitarra nella mia vita. Mi piace giocare con i trasferimenti di senso, e gli ho risposto che sicuramente ha diversi ruoli... a volte centromediano metodista, a volte punta centrale... spesso portiere, anche.

M'aspettavo c
he ridesse, a quella metafora calcistica, o che rispondesse a tono, rilanciasse... invece no, fece uno di quei sorrisetti sbilenchi che si fanno piegando le labbra senza far sorridere gli occhi.
Mi disse che suo padre era stato un calciatore professionista, non proprio un campione, ma giocava in serie A. Sulle figurine dei calciatori, c'era.
Suo padre se n'era andato di casa quando lui era molto piccolo, lui aveva a malapena fatto in tempo a conoscerlo, poi non l'aveva mai più visto, fino a quando, alle elementari, ha iniziato a ritrovarselo sulle figurine Panini, quelle con cui, a quei tempi, cioè anche i miei, si giocava a "botto"...
c'erano figurine che erano difficili da pescare, e valevano molto nel libero mercato dello scambio... suo padre invece era una figurina "facile"... si pescava sempre.
Così lui, che praticamente non l'aveva mai visto, lo pescava continuamente... e dalla figurina gli sorrideva a mento alto, con lineamenti identici ai suoi.
Curiosa e beffarda ironia della sorte.
Mi ha detto che in segreto le collezionava, non valevano niente perché erano "facili", ma per lui erano suo padre, e basta.
Non mi ha detto il nome... perché un nome ti incolla ad un'identità, quell'identità che lui sta ancora cercando.

Non c'è niente come le storie che incontri per caso nei bar.
Non c'è niente che riesca ad essere così vero... anche se magari è tutto inventato.
Ma questa giuro che è vera.

Fortuna che non hanno mai fatto le figurine dei chitarristi... sorridere ai propri figli da lì dentro dev'essere difficile...
mio cugino dice che gli alieni bambini non hanno figurine, ma ologrammi astratti, luminosi e sorridenti.
Buongiorno
bright your smile to your children...
Mi disse che suo padre era stato un calciatore professionista, non proprio un campione, ma giocava in serie A. Sulle figurine dei calciatori, c'era.
Suo padre se n'era andato di casa quando lui era molto piccolo, lui aveva a malapena fatto in tempo a conoscerlo, poi non l'aveva mai più visto, fino a quando, alle elementari, ha iniziato a ritrovarselo sulle figurine Panini, quelle con cui, a quei tempi, cioè anche i miei, si giocava a "botto"...
c'erano figurine che erano difficili da pescare, e valevano molto nel libero mercato dello scambio... suo padre invece era una figurina "facile"... si pescava sempre.
Così lui, che praticamente non l'aveva mai visto, lo pescava continuamente... e dalla figurina gli sorrideva a mento alto, con lineamenti identici ai suoi.
Curiosa e beffarda ironia della sorte.
Mi ha detto che in segreto le collezionava, non valevano niente perché erano "facili", ma per lui erano suo padre, e basta.
Non mi ha detto il nome... perché un nome ti incolla ad un'identità, quell'identità che lui sta ancora cercando.
Non c'è niente come le storie che incontri per caso nei bar.
Non c'è niente che riesca ad essere così vero... anche se magari è tutto inventato.
Ma questa giuro che è vera.
Fortuna che non hanno mai fatto le figurine dei chitarristi... sorridere ai propri figli da lì dentro dev'essere difficile...
mio cugino dice che gli alieni bambini non hanno figurine, ma ologrammi astratti, luminosi e sorridenti.
Buongiorno
bright your smile to your children...
Mi disse che suo padre era stato un calciatore professionista, non proprio un campione, ma giocava in serie A. Sulle figurine dei calciatori, c'era.
Suo padre se n'era andato di casa quando lui era molto piccolo, lui aveva a malapena fatto in tempo a conoscerlo, poi non l'aveva mai più visto, fino a quando, alle elementari, ha iniziato a ritrovarselo sulle figurine Panini, quelle con cui, a quei tempi, cioè anche i miei, si giocava a "botto"...
c'erano figurine che erano difficili da pescare, e valevano molto nel libero mercato dello scambio... suo padre invece era una figurina "facile"... si pescava sempre.
Così lui, che praticamente non l'aveva mai visto, lo pescava continuamente... e dalla figurina gli sorrideva a mento alto, con lineamenti identici ai suoi.
Curiosa e beffarda ironia della sorte.
Mi ha detto che in segreto le collezionava, non valevano niente perché erano "facili", ma per lui erano suo padre, e basta.
Non mi ha detto il nome... perché un nome ti incolla ad un'identità, quell'identità che lui sta ancora cercando.
Non c'è niente come le storie che incontri per caso nei bar.
Non c'è niente che riesca ad essere così vero... anche se magari è tutto inventato.
Ma questa giuro che è vera.
Fortuna che non hanno mai fatto le figurine dei chitarristi... sorridere ai propri figli da lì dentro dev'essere difficile...
mio cugino dice che gli alieni bambini non hanno figurine, ma ologrammi astratti, luminosi e sorridenti.
Buongiorno
bright your smile to your children...


martedì 6 novembre 2012

non siamo soli


Prima o poi doveva accadere.
Me lo sentivo da tempo.
In un luogo imprecisato, in una delle poche radure rimaste nei pressi della piazzetta di Falciano, complice il sopore del primo pomeriggio che ha richiesto più di una correzione di rotta… sono atterrati gli alieni.
Un vigile in pensione ha subito detto loro che lì non si poteva parcheggiare… vigliàca ad c’la putèna t’an po’ miga ste lè!... che’t ciàp e pòst ad cinquènta màchini!!!... sembra aver detto.
Spaventati dal tono marziale della sua voce gli alieni sono subito risaliti a bordo per fare rotta verso Torraccia e, infilando a stento con la loro astronave vintage l’arco delle frecce bicolori (nota pattuglia di volo acrobatico locale) si sono caracollati fino al crinale di un calanco dove sono atterrati con insospettata goffaggine rimanendo in bilico.
Il loro comandante, un alieno paffuto e gioviale con occhiaie profonde ed occhi perennemente braccati dalla congiuntivite astrale, ha ordinato subito agli alieni più in carne di stanziare a monte del crinale per fare da contrappeso a lui e a quelli che, insieme a lui, erano impegnati nella manovra di attracco, che consisteva nell’assicurare con una cima laser la navicella al campanile della chiesa di Dogana.
Finalmente sono scesi.
E, presi dall’euforia per l’evento tanto atteso, hanno stappato una bottiglia di Dom Bairo l’uvamaro  che pensavano fosse una tipica bevanda locale.
Dopo averne bevuto copiosamente, e tirato qualche stecca liberatoria all’indirizzo di qualche suprema entità astrale che a noi non è dato di conoscere, si ricomposero in un briefing che il comandante aveva chiesto immediatamente per fare il punto sul motivo della loro venuta.
Dovevano individuare il punto esatto in cui scrivere un messaggio ai terrestri… una cosa che da ormai troppo tempo gli stava sul gozzo.
Al comandante alieno il Dom Bairo aveva dato il colpo di grazia, nonostante sapesse bene che il metabolismo alieno va poco d’accordo con l’alcol se n’era bevuto tre bicchieri, più un altro mezzo confiscato per rappresaglia al timoniere laser che gli era sempre stato sul cazzo.
Disse, in qualche modo, all’equipaggio, che bisognava muoversi da lì per trovare una posizione più stabile e lavorare con millimetrica precisione all’angolatura ideale per sparare l’ologramma.

Sì, perché l’obbiettivo della loro spedizione era proprio quello: avevano avuto l’incarico d parte dell’alto consiglio di tutte le civiltà aliene (tranne una, che si era dissociata) di finirla una volta per tutte con quella storia che gli stava sul gozzo.
Dovevano proiettare sulla volta celeste, in modo che fosse visibile a tutto il territorio di lingua italiana, un gigantesco ologramma in cui si leggesse a chiare lettere il loro messaggio di monito.
Ma per farlo serviva una superficie ideale di rimbalzo.
Dopo anni di sopralluoghi virtuali con interstellar google hearth si era giunti alla conclusione che l’unica superficie ideale, per il rimbalzo dell’ologramma, in tutta la faccia della terra era la pancia della rupe del monte Titano.
Ma c’erano dubbi sulla sua tenuta. La forza da imprimere al raggio per un’efficace diffusione di rimbalzo nella volta celeste doveva essere notevole, e la roccia del Titano, stratificata con sedimenti monofase, poneva qualche interrogativo.
Ma il comandante era ubriaco e gasatissimo, sentiva odore di gloria interstellare, quindi voleva provare subito.
Dopo aver verificato che non ci fosse nebbia aggrappata ai coglioni del monte, perché la nebbia rompeva il cazzo, diede ordine all’equipaggio di schierarsi, ed indossare gli occhiali.
Un noto stilista alieno aveva avuto la botta di culo di fornire occhiali disegnati e firmati da lui alla spedizione, fiutando un grande ritorno pubblicitario e magari, in caso di riuscita della missione, anche gloria cosmica eterna.
Quegli occhiali erano scomodissimi, e davano anche la nausea, però erano fighi da bestia, anche gli alieni più sfigati, con addosso quelli, sembravano stelle del cinema intergalattico.
Il problema era la nausea, però. La nausea aliena non è come la nostra, loro quando hanno la nausea levitano di quaranta centimetri e svolazzano come farfalle notturne in vorticosi sconquassi finchè non arriva un poderoso rutto metallico a porre fine a tutto.
Dopo il coro di rutti il manipolo di coraggiosi extraterrestri era pronto a sparare il raggio, col rischio di sbriciolare il millenario fondoschiena della gloriosa repubblica extracomunitaria.
Dovevano far presto, gravava su di loro l’angoscia che gli proveniva dal fatto di sapere che non gli sarebbe stato facile ripartire da lì per tornare a casa… si erano documentati, sapevano che sarebbero dovuti passare inosservati davanti ai cannoni degli austriaci, sul poggio castellano, che da un bel po’ aspettavano di fare lo shampo a Garibaldi, e poi, cosa ancor più difficile, superare i posti di blocco della guardia di finanza che vegliavano sull’aerovia soprastante lo scalo di Torraccia.

Erano quasi pronti per puntare e sparare quando si materializzò davanti a loro un uomo, un terrestre… li guardava con sufficienza, portava il cane a pisciare.
Il comandante si fece avanti in prima persona ad affrontarlo con il suo noto charme. Era tornato in forma smagliante, anche se combatteva con i postumi dell’essere stato seduto per milioni di chilometri in una posizione che non andava molto d’accordo con il suo tallone d’Achille: le emorroidi aliene, che sono una cosa spaventosa.
Si fece vicino all’uomo e gli chiese se il loro momentaneo insediamento fosse per lui in qualche modo un problema… l’uomo rispose… sbat’e càz … il comandante interpretò ad orecchio, sapeva di avere un orecchio mostruoso per le espressioni idiomatiche di lingue neolatine terrestri.
Gli sparò immediatamente, ma si prese in un piede, perché aveva usato un’arma vintage che gli era stata venduta da suo cugino.
Era un fiero soldato, e non pianse nel vedere le sue falangi aliene spappolate per terra… sollevò lo sguardo per continuare la conversazione, ma l’uomo non c’era più… e il cane neppure.
Meglio così.

Allora si ripresero le operazioni di puntamento e regolazione della rosa del raggio. Era tutto pronto per il countdown quando, sospeso in aria, si fece strada un lungo fischio, un po’ sfiatato per la verità, poi tre colpetti ripetuti molto più decisi.
Era il vigile in pensione. Stava scrivendo su un taccuino e continuava a fischiare fino a quando non esaurì il fiato.
Poi venne avanti con passo claudicante ma deciso, e sventolò un foglietto giallastro in faccia al comandante. Una multa.
Una megamulta per atterraggio sbilenco con mezzo improprio.
Il condottiero alieno estrasse di nuovo l’arma, ma poi ci ripensò. Non voleva spararsi anche sull’altro piede. Allora usò un più collaudato raggio consuntore, di quelli che ti brucano l’epidermide senza porre fine ai tuoi giorni, ma ti lasciano lì ad urlare ed a rimpiangere di essere nato.
Il vigile in pensione lo parò con il palmo di una mano, il raggio si scompose e rimbalzo da mille parti carbonizzando tutto ciò che incontrava.
Il comandante alieno, stupito, gridò in un italiano perfetto dalle risonanze metalliche… è impossibile che non ti abbia fatto niente!!!...
il vigile mostrò la sua immacolata dentiera in una smorfia di scherno… poi disse… tan m’è fàt gnint, patàca… me aiò la còdga!!!...

Nessuno s’era fatto male, e si stappò addirittura un’altra bottiglia di Dom Bairo l’uvamaro per festeggiare. Gli alieni accettarono la multa, ma non avevano moneta corrente, promisero di pagare con un bonifico laser una volta tornati a casa.
Poi spiegarono al vigile (mentendo spudoratamente) che dovevano fare una gigantografia del monte per incoraggiare il turismo alieno a prendere in considerazione questo bellissimo paese per le vacanze di Pasqua, il vigile disse che però… l’aparecc ì l’èva da purtè ti parchegg dì camper… o m’è parcheggione ilassò…  

loro annuirono in coro, e ripresero, traballanti, le loro posizioni per premere finalmente sul pulsanteGO…
Ma il vigile si mise ancora di mezzo e urlò… sa cla mira chi lè t’àn arìv gneca ma Dmagnen!!!... putèna d’cla vigliàca dl’a putèna!!!... a l’avì da tirè sò, zio vigliàc!!!...

A quel punto gli alieni, ubriachi, deconcentrati e confusi, decisero di rinunciare, per quel giorno, e rimandare all’indomani, rigorosamente all’alba e a digiuno.
Il comandante sfidò il vigile a tresette, e ci rimise la pistola vintage ed il suo paio di occhiali firmati, che al vigile stavano da dio, e col cazzo che a lui gli veniva la nausea.

All’alba, precisamente alle sei, diedero l’ultimo ritocco alla mira e spararono.

La pancia del monte non fece una piega, si udì un rombo sordo ed il cielo s’illuminò di giganteschi coriandoli colorati e luminosi… questo era previsto… una specie di scomposizione del raggio nei colori dell’iride… tipo arcobaleno… solo molto più tamarro.
Ora aspettavano con calma, una volta ricomposti i colori, di vedere apparire a chiare lettere il testo del loro messaggio, che era poi il motivo per cui erano venuti.
Infatti piano piano si compose una frase, prima illeggibile, dopo ancora di più… per loro.
Quello che si leggeva non era certo quello che loro si aspettavano… c’era scritto…
MARZIEN… VUILT AVI D’ANDE A FE’ DI BUKEIN… !!!...

Qualcosa era andato storto… ci doveva essere stato un bug che s’era inserito nell’ologramma.
La frase era per loro priva di senso… lettere mescolate a casaccio.
Si sentivano comunque in parte soddisfatti, avevano centrato il monte, e il rimbalzo funzionava con l’angolatura dovuta.
Il resto erano dettagli.
Spensero il raggio.
Avrebbero riprovato più tardi.

Si buttarono a dormire nelle loro brandine, e dormirono di brutto… tutti tranne il comandante, in preda all’isteria dovuta al dolore lancinante che gli provocavano le emorroidi aliene.
Se poi pensava ai milioni di chilometri da fare al ritorno seduto sbilenco al posto di comando si sarebbe sparato, ma aveva anche perso la pistola a tresette col vigile in pensione.
Erano cazzi.

Visto che non dormiva uscì dall’astronave. Il vigile ricomparve in un attimo, li teneva d’occhio.
Il comandante, preciso com’era, si era trascritto nel modo più accurato possibile quel garbuglio di lettere che era apparso alla prima proiezione dell’ologramma. Qualcosa non lo convinceva.
Mostrò la scritta al vigile, chiedendogli se per caso si trattasse di una strana lingua terrestre. Il vigile in pensione lesse e rilesse il foglietto di gommosa carta aliena, poi sentenziò… l’è è dialèt ad savgnèn, o giò da lè… quel cu iè scrèt un’è na roba tenta bèla…
Il vigile masticava un po’ il francese, perché da giovane era stato due anni in Belgio, e provò a spiegare il senso di quella frase al comandante alieno, che capì tutto tranne il significato della parolabukèin, anche se tradotta in francese.
L’anziano vigile fece ricorso a tutta la sua cultura televisiva e provò in italiano, dicendo che si trattava di sesso orale. Ma il comandante, che sapeva benissimo cosa voleva dire “sesso” continuava a non cogliere il nesso. Evidentemente la sessualità aliena era aliena al sesso orale.
Il vigile, dopo avergli presentato un’altra multa per divieto di sosta reiterato, non si trattenne dal dire la sua… um sà che ilè ui’è checadùn ad savgnèn c’uv tò pri e cùl… sgond mè…

Poi il comandante, che evidentemente non aveva capito, dal momento che aveva preso il vigile in simpatia, cominciò a parlare di quanto era dura la vita dell’alieno medio… e che la situazione del loro pianeta non era facile… erano voluti rimanere fuori dall’unione intergalattica (UI)… per salvaguardare la loro identità economica, ma sta cosa, alla lunga li aveva tagliati fuori dai giochi. Così s’erano ridotti a vagare per il cosmo con astronavi vintage, e per di più venivano sospettati di traffici occulti, e fermati continuamente dai posti di blocco dell’UI…
Il vigile commento ò laconico… alòura a sì mès cmè nuìlt… boia dè singulèr!... un gnè piò un sòld da nisciuna pèrta… gnènca ilasò…

Il comandante poi stava scendendo nella sfera privata, e parlava di solitudine astrale… di incomunicabilità… grandi temi universali, insomma.
…va là va là che se t’è i sòld la solitudine lan t’fa gnenca una pugnata!!! A tel deg mè….

Il fiero condottiero alieno continuava a non capire, forse nemmeno l’autoerotismo era contemplato dalla sessualità aliena.
In ogni caso si stava di nuovo concentrando sul secondo tentativo, nel frattempo il suo vice, espertissimo cibernauta, aveva individuato il bug che aveva causato la sovrapposizione di quella frase alla loro: si trattava di un’interferenza, ed il mittente era un certo Aliènin… che con quello pseudonimo imperversava per l’etere alieno grazie ad un marchingegno elettromeccanico costruito genialmente con residuati bellici di Gambettola ed interfacciato con la tecnologia digitale grazie a suo figlio ingegnere informatico. Il dossier di Aliènin era noto all’interpol per via delle sue dichiarate (a partire dal nome) simpatie veterocomuniste ed alla sua ossessione per gli alieni. Più volte aveva violato frequenze radiotelevisive di ben noti network con i suoi messaggi in dialetto savignanese in cui si dichiarava certo dell’imminente venuta degli alieni per diffondere, e se necessario imporre, il vangelo comunista che avrebbe liberato il mondo dalla piaga del capitalismo.

Non era mai stato preso sul serio, ma siccome rompeva i coglioni,  lo tenevano d’occhio, o meglio, d’orecchio.
La navicella del comandante lui l’aveva intercettata molto prima dell’ingresso nell’orbita terrestre, ma, viste le sue sembianze vintage, la riteneva indegna degli alieni. Era tarocca e sicuramente si trattava di una bufala, o ancor peggio, un complotto che dietro aveva la CIA e i servizi segreti israeliani.
Così era facilmente entrato nel loro ologramma (anche con parecchio culo, però) per boicottare il loro piano, qualunque fosse.

Il vicecomandante cibernauta aveva realizzato una protezione criptata che Aliènin non sarebbe più riuscito a violare.
Tutto era pronto.
Stavolta assisteva anche il vigile, che, dopo aver fatto l’ennesima multa al comandante perchè il veicolo non era targato, e non aveva neanche il bollo e la revisione, si mise comodo su una sedia portata da casa.

Dopo il countdown partì il raggio, che, facendo il pelo a Domagnano, rimbalzo sulla pancia del monte e si scompose in un fuoco d’artificio talmente incredibile che quelli del tre settembre non gli facevano neanche una pugnetta.
Pian piano presero forma le lettere, e subito sì capì che le parole non erano in dialetto… ma neanche in italiano.
Sulla volta celeste campeggiava un impressionante monito:

EL PUEBLO UNIDO JAMA’S SERA’ VENCIDO!!!!!!

E poi, non si sa proprio come, in audio una versione ska dell’inno dell’internazionale socialista.

Inutile dire chi fosse l’artefice di tutto questo.

Il comandante ebbe una reazione all’inizio fredda e composta, poi montò su tutte le furie, fece un cenno di frettoloso saluto al vigile ed urlò:
Andiamo via da sto posto del cazzoooo… porco °ç^§ !!!... proveremo dalla lunaaaa… puttana di quella ^**]]°§::---!!!!!


In pochi istanti erano già sopra l’atlante, ma stavano sbagliando strada, la corressero e scomparvero inghiottiti dal cielo.
Il vigile in pensione dormiva sulla sedia, l’ultimo suo pensiero prima di cedere al sonno fu che sicuramente gli alieni avrebbero trovato il modo per non pagare le multe, ma lui il suo dovere l’aveva fatto.

Nelle notti successive dalla luna arrivarono ciclicamente strani bagliori colorati, insieme ad echi di bestemmie aliene.
Poi, finalmente, un pomeriggio, stampato a chiare lettere sulla volta celeste, ecco il loro messaggio di monito per l’umanità di lingua italiana:

SIAMO QUELLI CHE VOI CHIAMATE ALIENI…
E’ ORA DI CHIARIRE UNA COSA…
AVETE DELLE REGOLE ORTOGRAFICHE DEL CAZZO…
NOI NON CI CHIAMIAMO ALIENI…
NOI CI CHIAMIAMO AGLIENI, CAPITO?
A G L I E N I !!!

lunedì 5 novembre 2012

ancora un passo


ancora un passo
appena oltre l'angolo
e sarò lì...
ancora un passo
e non avrò più niente intorno
che non sia di riflesso ai tuoi occhi...
ancora presto per fermarmi
e troppo tardi perchè sia ancora notte,
perchè sia ancora quel filo di vento sulla tua pelle...
perchè sia ancora quella tua mano
sospesa in un darsi
prima del chiudersi via, lontano...
ancora un passo
e sarò lì...
appena oltre l'angolo

would live forever, don't you?


Tunein oggi, per la prima volta, mi ha parlato del suo funerale, non me lo aspettavo... "... ui e' un post... a ne só ducl'è... che m'i funerel i s'imbriega tót... peró i compra da be' s'i sold ad quel cl'ė mórt!... e mi anvód e sta ma Denver, i lassó i fa pochi pugnéti... qvant che un e mor ui e sindaco che e dis na roba che e pér che quel cl'é mórt e fos e piú brev de mond... e po' i va tot a b
e' s'i sold de sindaco... sna cl'ė un fred d'la madona... e po' ui é dli pienti elti cumé un palaz..."
Gli ho chiesto se era mai stato a Denver, mi ha risposto di no, perché sla neva ui vo du an e l'aparéc el casca c'me gnint...
Allora gli ho chiesto come fa a sapere tutte quelle cose... lui ha fatto una smorfia come se avesse avuto una fitta, e mi ha detto..."... quanté che un l'é vec c'me me, s'un é un pataca, e sa al robi ad tot e mond..."
buongiorno
would live forever, don't you?

Chissà da dove vengono le idee


Chissà da dove vengono le idee... nessuno l'ha mai saputo... sono piccole schegge affilate di pensiero che balenano all'improvviso... quando uno dice "adesso ci penso" é la volta che non vengono.
Io credo che l'idea ci arrivi perché la cerchiamo in modo piú o meno consapevole, ma é come quando apri il rubinetto di un lungo rotolo di gomma per annaffiare il giardino... ogni volta ti sembra che l'a
cqua tardi ad arrivare, e proprio quando pensi che non arriverà perché hanno sospeso l'erogazione lei ti arriva in faccia... semplicemente si prende il suo tempo...
mio cugino é cosí impaziente che una volta é stato risucchiato dentro la gomma...
da quella volta aspetta con calma serafica l'arrivo delle idee... e ne ha una dietro l'altra, tutte splendide... e non sa piú come chiudere il rubinetto
buongiorno
no idea of time...

like a dream


ne ho sentite dire tante sui sogni... aneliti, desideri, paure, sublimazioni, preveggenza, postveggenza (per chi poi non si sveglia in tempo)... inconscio in libera uscita...
il vigile di dogana, quando ero piccolo, diceva che i sogni sono solo gli scarabocchi che il cervello fa quando noi dormiamo e lui si annoia... qualcuno dice che è dio che ci parla nella sua lingua che una specie di cinema in
esperanto... 
mio cugino dice che i sogni sono l'inerzia di immaginazione di chi la tiene troppo sotto chiave, o di chi la lascia a briglia sciolta... o di chi pretende di modularla a proprio piacimento...
Tunein invece dice una cosa interessante... i sogn iè na roba ad chi un fa un caz tot e dè... 
io credo invece che i sogni, come l'amore, come la scintilla creativa ed altre poche cose, siano materiale incandescente impossibile da manipolare con pinze e guanti ignifughi per dargli forma... meglio lasciargli prendere la forma che vogliono...
buongiorno...
like a dream
a dream like
dream a like
a like dream
(Irene Aebi e Steve Lacy)

tico tico


mio cugino sa a memoria tutto il tico tico e me lo suona con il balafon... io lo accompagno con il basso di mia figlia, dobbiamo registrarlo, verrà pubblicato come singolo da una famosa etichetta aliena e diffuso in modo soffuso in tutto il cosmo... 
il problema è che lui salta mezza battuta, ma non sempre nello stesso punto... io me ne faccio un cruccio, perchè ho un'etica metrica, poi però mi di
co: che cazzo vuoi che ne sappiano gli alieni di musica latina!?... 
invece poibè venuto fuori il vero motivo di quel maldestro cut off... pare che da loro vada di moda da matti la cover con il balzo a sorpresa... ci ballano sopra scioltissimi, e non li freghi mai, c'hanno le antenne loro!...
il problema invece è come vestirsi in un eventuale tour per la promozione del disco, poi anche gli autogrill alieni, che magari non c'hanno il camogli o il rustichella, ma solo l'icaro...
vabbè...
buongiorno
keep on dancing

domenica 4 novembre 2012

autostima


bello quando a colazione qualcuno ti parla in modo assertivo e ti mette a parte della sua visione del mondo non richiesta... una visione così chiara e ordinata, espressa con voce intonata, sonora, quindi molesta... dall'alto di una forte autostima... mal riposta
buongiorno
don't give yourselves away

fessura


quello che serve é sempre una fessura da cui uscire... tutto ció che di pur meraviglioso ti chiude in un angolo senza via d'uscita alla fine non é poesia... le intensità più grandi sono lievi, ti lasciano aria, ti indicano mille posti dove poter andare... non c'é grande musica che non ti tiri dentro con anima e corpo senza lasciarti uscire e trovare nuovo il tuo posto nel mondo...
mio cugino ascolta le voci bulgare e non capisce come facciano a prendere fiato...

fuori tema


mi chiedo spesso un sacco di cose... in genere non mi rispondo, o mi do risposte non pertinenti... quando andavo a scuola mi dicevano sempre che andavo fuori tema... io adoravo andare fuori tema e nuotare in quell'acqua pulita senza nessuno intorno... una volta ho fatto un tema fantastico, solo che parlava d'altro... la prof era molto seccata, allora io ho cambiato il titolo... idea brillante, pen
savo... invece sono stato retrocesso in C2...
ma è che mi piace divagare...
mio cugino è un maestro nell'arte del divagare... scrive poemi sinfonici perdendosi in un mare di dettagli... ha scritto anche una versione estesa di un celebre capilavoro classico... Il dottor Divago... 
buongiorno
saper divagare ci aiuterà a passare il tempo nell'eternità, mettiamola così... Still life, talking... come dice il buon Pat Metheny

sbalzi di temperatura


la dietrologia mi fa impazzire... dietro ogni cosa un complotto... sembra che dietro questa ondata di maltempo, per misteriosi motivi, ci siano la CIA, Gladio e il vescovo del Montefeltro... vai a capire perché... 
quando succedono ste cose mio cugino si agita, e ritrova la serenità solo dopo aver parlato con gli alieni... che gli dicono che é tutto sotto controllo, e di stare attento, piuttosto, agli sbalzi di temperatura che influiscono sull'umore e sul senso dell'umorismo...
buongiorno
get happy swingin' in the rain

Marnicca,


ė difficile dire perché certe note riescano a descrivere attimi o intere stagioni... difficile dire perché ci nutriamo continuamente di senso compiuto quando spesso per stare bene abbiamo bisogno di qualcosa che non ha senso...
ricordo un vecchietto, Marnicca, che anche quando ti parlava di una cosa molto seria ogni tanto si fermava per sfiorare il pavimento del bar con tre passi di valzer e un ab
bozzo di giravolta... come se quello fosse un modo di prendere fiato... come se quello fosse ciò che realmente dovevi capire... come se l'incedere della vita vera fosse quello di una danza...
mio cugino dice che quando suono dovrei farlo come se quella fosse l'ultima danza... io allora stacco le mani dallo strumento per fare un gesto di scongiuro, e lui mi accusa di essere volgare e insensibile... 
buona serata...
keep on dancin'

scozzesi


ogni certezza, per fortuna, è relativa... in tutte le terre emerse la erre moscia è considerata elemento di distinzione... tra gli anglosassoni (che se la mangiano) solo gli scozzesi ce la mettono, la erre, e chissà per quale arcano sortilegio fiabesco... 
qui da noi sopravvive una sparuta comunità autoctona che ha un dialetto con una erre potentissima... poco fa nel bar c'era uno che protestava c
ontro una serie di cose, delle quali la più importante sembrava essere di gran lunga il rinvio della tombola del 3 settembre... aveva una ERRE da far tremare le vetrate e i cucchiaini dentro le tazzine vuote... 
cazzo, se avessi anch'io una RRRR così assertiva chissà cosa potrei fare... con una RRRR così potrei intimorire anche solo pronunciando il mio nome a Belfast...
buongioRRno...
Don't foRget youR own RRoots

Quadrophenia


è un po' di tempo che dovunque io parcheggi la macchina ci sorgono attorno opere d'ingegno umano d'ogni genere... strisce pedonali, con quelle vernici dall'odore acre di monito destinate a svanire presto... scavi per la posa di cavi a fibbre ottiche in clamoroso ritardo sulle innovazioni tecnologiche... transennamenti per picchi d'onore fuori luogo e fuori tempo... ordinanze per giorni di mercato
di futuro incerto... 
una volta a Cesena sono riuscito a parcheggiare nell'unico posto riservato ai Malatesta nel caso tornassero dall'oblio... qualcosa mi dice che se tornassero guiderebbero un hammer gigantesco, camperizzato con promiscuo...
per trovare il parcheggio giusto nella vita bisogna avere tutte le risposte, ma io non mi ricordo manco le domande...
mio cugino dice che le risposte le hanno gli alieni... ma non ce le daranno mai, perchè sennò dopo non c'è più gusto a svolazzarci sopra con sempre quella intrigante sensazione del visto e non visto... dell'avvistato e non avvistato...
buongiorno
see me... hear me... touch me... feel me... (Tommy di Quadrophenia sicuramente era un alieno, o un Malatesta)

mi faceva segnali


ieri sera ho prolungato gli assoli oltre i limiti predefiniti... il direttore d'orchestra mi faceva segnali che io ho interpretato come incitamenti ad andare avanti... così con entusiasmo arrivavo fino all'ultima nota tra il benevolo stupore di tutti...
la vita è sempre così... segnali che dovresti interpretare e cogliere... entusiasmo, stupore, monito, biasimo... tutto sta a te... il crinale tra
la dedizione e l'accanimento è labile e spesso celato ad arte... 
l'unica arte che conosco è quella di arrivare comunque fino all'ultima nota...
e qui mio cugino fa gesti di scongiuro, e in più dice che non basta arrivare fino all'ultima nota... bisogna anche saper volteggiare nel vuoto del silenzio che c'e dopo...
grande poeta mio cugino... a lui nessuno da mai segnali...
buongiorno
pay attention to the concertmaster...

nulla cambia


Nulla cambia,
a ben guardare...
e tutto è fermo,
se non l'ardire...
(mio cugino)

brutti pensieri


a volte capita di non ricordarsi... ci si dimentica che il vuoto che hai davanti è anche aria che respiri... che il buio che incontri é nuova luce a venire... che i brutti pensieri si ammassano in una nebbia fitta destinata a svanire se riesci ad alzare il vento di un'idea, o se provi ad accenderti ad una sola scintilla di gioia...
mio cugino dice che gli alieni non hanno mai brutti pensieri, per
ché fanno il backup in una raccolta differenziata... e di tanto in tanto vengono da noi a liberarsene in una discarica in Calabria... per questo motivo quando vengono avvistati hanno sempre un pensiero positivo per tutti, ed un'espressione beata nonostante la stanchezza del viaggio e la scomodità spartana dei loro dischi volanti...
buon pomeriggio...

aveva un posto


aveva un posto, l'ha lasciato. Aveva una casa, ne ha smarrito le chiavi. 
Aveva un amore, ha lasciato che se ne andasse. 
Aveva un modo di vivere, ne ha rimescolato le carte.
Aveva amici che frequentava, ora frequenta la loro assenza.
Non erano tutte queste cose che lui rifuggiva, era il fatto di averle che lo faceva sentire sempre sazio...
É ripartito dal non avere altro che sé stesso, e s'é accorto di averlo dato per scontato sempre... come in una coppia c'é sempre uno dei due che prima o poi dice all'altro "tu mi dai per scontato/a"... e l'altro/a pensa "ma no, cazzo, io continuo a pagarti a prezzo pieno..."
Così ha preso le distanze anche da sé stesso... é ripartito dall'essere niente più che un involucro... si sentiva leggero e volatile, ogni piccola cosa del vivere lo sollevava in aria... aveva addosso l'alone dello stupore nuovo, e quella tipica faccia di chi non indossa niente... 
ma aveva il mondo dentro, e lo spendeva in parole, spiccioli di pensiero e moneta umana... oppure lo spendeva in un lungo tacere ascoltando musiche che non hanno bisogno di parole...
ha preso a girare il mondo stando fermo, ha iniziato il suo viaggio che consiste nel lasciarsi incontrare dalla gente e dalle cose...
ora si nutre di tutto ciò che di lui si nutre...
piace a tutti...
tutti vogliono sapere chi é...
tutti vorrebbero conoscerlo, mio cugino...
Buongiorno...
needn't to look so far away