domenica 4 novembre 2012

una foglia


una foglia che cade dall'albero pensa che quello sia il tanto temuto ultimo volo... prima danzava in aria e non temeva i temporali perchè sapeva di essere saldamente attaccata all'albero... che rigenerava la sua linfa mentre il sole prima o poi arrivava ad asciugarla...
invece, una volta strappata a terra, prima di dissolversi, verrá sbattuta in giro dalle folate, calpestata dai piedi e dal disord
ine, dall'inerzia a cui sono destinate le cose andate... e questo spesso dura a lungo.
Quando guardo quei cumuli di foglie brune ed accartocciate su sè stesse che stanno lì a farsi compagnia sento i loro racconti sul verde andato, e su come quello di oggi a loro sembra un verde diverso, che faticano a capire...
io vorrei che mi si raccontasse ogni verde, ogni volo, ogni disordine ed inerzia...
io vorrei dedicare questo pensiero a mia nonna Ombrina, ai miei genitori, a Tunèin... e a tutti gli anziani delle panchine

arriva sera


arriva sera,
che non si cura di cosa c'era,
figlia di un giorno o di una vita intera,
come una voce cara, o una lacrima nera,
figlia di un pianto o di una chimera,
lei che vegliava me,
chiuso in galera,
io che la cercavo,
unica cosa vera

cari i miei amici cantautori


cari i miei amici cantautori... io vi stimo moltissimo, perché un buon cantautore deve saper leggere, scrivere e far di canto... gente intelligene quindi... infatti il primo vero cantautore della storia fu Immanuel Kant, il quale, prima di diventare filosofo aveva provato come kantautore, ma i suoi testi suonavano un po' troppo come un... imperativo categorico..

una mappa


ci serve sempre una mappa, per sapere dove andiamo...
molti credono di averla...
molti dicono di saper navigare a vista, tenendo i sensi sempre all'erta, ed affinando i tempi di reazione... 
molti sanno quando partono, e da dove partono...
molti sanno quando arrivano, e dove arrivano...
molti sanno di sapere, ed è tutto ciò che sanno (cit. O.Wilde)...
molti sanno di non sapere, e citano un filosofo greco...
molti sanno chi sono, e chi non sono...
molti sanno ciò che vogliono, e ciò che non vogliono...
Io imparo dai bambini, che ancora non si pongono il problema... e dai vecchi, che non se lo pongono più...
sono lento ad imparare, ma tenace... 
sono svelto a dimenticare, ma tenace nel ricordare...
Io sto fermo.
Ho stracciato la mappa.
Viaggio da fermo.
So che da qualche parte ci sei...
E ti aspetto
"

Shostakovic


sono a Cattolica, vicino al mare, quindi vicino a qualcosa di prossimo al silenzio... sto aspettando in un bar gli altri musicisti... alla radio hanno detto che uno tostamemte famoso tra qualche giorno romperá dopo cinque anni il silenzio discografico... peccato... si stava così bene qui... ma perchè cazzo a rompere il silenzio tra pochi giorni non è un nuovo disco di Bill Evans, così sublime a da
re forma al silenzio?... e perchè cazzo all'autogrill c'era un cumulo di libri scritti tipo soap hard da una ex casalinga che scrive peggio di mia madre?... perchè mamma non mi hai messo al mondo quando negli autogrill c'era accumulato il Viaggio al termine della notte di Celine?... e quando a rompere il silenzio assordante della mitraglia era Dimitri Shostakovic?... 
cara mamma non ce l'ho con te... tu mi hai regalato il silenzio più profondo, poi mi hai regalato la chitarra, così che anche io potessi contribuire ad uccidere un po' di silenzio... ma sai com'è...

three towers in the sky...


accanto a me c'è un turista appena sceso da una di quelle macchine che già loro vanno in giro con la faccia sempre stupita... guarda in alto, si guarda attorno, guarda me e mi saluta cordialmente (ma dentro si chiede che cazzo ho da guardarlo guardare)... ha gli occhi pieni di cose mai viste, mima alla sua compagna, con le dita della mano destra, lo svettare delle tre torri nell'azzurro velato di 
nebbia...
io gli rubo per un attimo gli occhi per cercare di guardarle come mai viste prima, ho l'illusione di riuscirci... 
anni fa risalivo la superstrada in macchina con Don Thompson, straordinario contrabbassista di Toronto/New York... mi fece accostare, scese, guardò piegando il capo, risalì in macchina e mi disse... first time I see three towers in the sky...
guardai anch'io con lui per un attimo, coi suoi occhi...
cose mai viste...
la prima volta che suonai Bach c'era un ritornello che rimandava più volte all'inizio, ogni volta mi sembrava una cosa mai suonata prima... ci sono cose che hanno il potere del mai visto prima... 
i bambini hanno gli occhi del mai visto prima...
e gli anziani hanno il potere di trasformare in mai visto tutto ciò che hanno già visto, perché guardano con gli occhi della memoria...
mio cugino però dice che non c'è alcuna possibilità che le nostre tre torri siano state progettate da Johan Sebastiano Bach...
buongiorno
just like first time I saw you

una vera idea


una vera idea è qualcosa che prende forma in un istante imprecisato dentro di te... puoi soffocarla con niente, franandole addosso decine di pensieri urgentemente vacui, oppure coltivarla con estrema cura alimentandola e dandole un posto privilegiato nell'andirivieni dei pensieri della giornata, facendola crescere fino a diventare in poco tempo un'ossessione...
io adotto una terza via: la lascio l
ì, non me ne curo... se vale qualcosa troverà da sé nutrimento e tepore dentro di me...
anni fa ho fatto un disco che ho chiamato "RampiCanti"... ho chiamato così dei temi che avevano germogliato dentro di me spontaneamente, poi lasciati lì a vedere se resistevano alle insidie dell'oblio, della noncuranza, dei grumi del vivere...
sono cresciuti aggrappandosi dove potevano, come piante rampicanti, e il loro valore per me era tutto lì... allora li ho scritti e registrati con un gruppo di straordinari amici musicisti...
mio cugino dice che quando le nostre idee non sopravvivono è perché ce le rubano gli alieni, che poi le salvano in un data base climatizzato... mah...
buongiorno
Something deep inside yourself is growin' up... don't care

registrare


registrare è come tracciare una linea con il cammino delle tue dita... quando eri giovane cercavi un camminare preciso e pulito, dopo tanti anni non ti curi più del piede messo giù un po' storto, dell'incespicare, del peso equo sulle gambe... sai, se lo sai, che quello è il tuo modo di camminare, la tua più o meno inconfondibile andatura... il tuo piegare il capo per vedere meglio il cammino degli
 altri... la tua sensazione di leggera fatica che ad ogni passo può lasciare il posto all'illusione di volare, che sta dietro ogni cosa che facciamo...
qui a Pesaro il cielo è come avvolto da un guanto bianco che lo contiene in trasparenza, quasi come lo volesse lasciar cadere da un momento all'altro... un piccolo salto e voli...
buongiorno
well identified flying object is coming... take a jump

le nuvole non si curano dei confini


che i confini tra i paesi non esistono l'ho scoperto da piccolo... quando con poche pedalate passavo di là, in Italia, il vento che avevo sulla fronte era lo stesso...
le nuvole non si curano dei confini, e nemmeno gli uccelli in fuga dalle piogge e dai cacciatori...

in quegli anni c'è stato lo sbarco sulla luna, con il povero Neil Armstrong che ha messo giù il piede e non c'era nessuno, nessun co
mitato di benvenuto e nemmeno uno straccio di buffet, oppure magari i cannoni laser ad annientare la pattuglia terrestre... invece niente... hanno piantato una bandiera che è rimasta tinca... avrebbero dovuto portarsi dietro un po' di vento, forse...
sono rimasto deluso, io, che volevo diventare un astronauta... invece sono rimasto un ciclonauta, nemmeno troppo convinto, perché avevo in tasca il passaporto che mi ero disegnato con cura e nessuno me lo chiedeva mai... questa estate però alle due di notte mi hanno fermato al confine e mi hanno chiesto quanti soldi avevo in tasca...
chissà quanti dollari aveva in tasca Neil Armstrong?... e chissà quanto ci avrebbe perso in un eventuale cambio con la valuta lunare corrente?...
anche se avesse avuto miliardi di dollari in tasca non sarebbero serviti a niente perché non c'era un cazzo di nessuno, neanche il più sfigato dei bar...
buongiorno
fly me to the moon and let me play among the stars

e mi basta


steso in diagonale sul letto
indosso un pensiero a caso
tra quelli già fatti
sfiniti
sfilacciati
fatti a pezzi 
dal buon senso del giorno...
lo affaccio alle parole
mi sveglia
mi gratta la gola
non ha pretese su di me
lo lascio uscire
lo guardo...
e mi basta

la prima cosa del mattino


la prima cosa del mattino può essere un timido chiarore oppure un abbaglio che ti fa strizzare gli occhi... 
la prima cosa del mattino può essere una parola, una carezza, una virgola di gioia improvvisa al pensiero di qualcosa che ti aspetta... oppure il boato soffocato di un timore, di una paura che ti ha camminato dentro anche nei sogni... 
la prima cosa del mattino può essere tutto questo ed al
tro ancora...
Io voglio che sia il silenzio di una parola che ti dici, dentro...una parola magica... una password di zero lettere che in realtà non è che la parola zero di tutte quelle che dirai e ti dirai, che scriverai o non scriverai... che ricorderai o dimenticherai... la prima del giorno a venire e l'ultima della notte andata...
buongiorno
words are like silent ants

begin to jump far away


ben oltre un mese dopo si accorse che il Natale era passato, sbadatamente lui non non aveva visto nulla... addobbi luminosi, folle di gente, cori, Santa Claus che ti pulisce la canna del camino col sedere... niente... niente pranzi e cene in famiglia, niente di niente... 
tornato a casa trovò auguri obsoleti nella segreteria telefonica, bonifici scaduti, lettere con buoni propositi ormai in prescr
izione, appuntamenti mancati clamorosamente, la sua donna che gli giurava eterna indifferenza...
insomma tutto come prima, niente di diverso...
solo, a ben guardare, la gente attorno lui sembrava più vecchia...
lui no...
lui era di un Natale più giovane.
Buongiorno
begin to jump far away

reality is motion


in una lontana città ad est mio cugino guidava con il suo inconfondibile andare distratto. Ad uno stop in un grande incrocio si fermò. Nessuno dava la precedenza a nessuno, ma tutto era fluido, e non c'erano né esitazioni né frenate brusche... chiese ad un passante come mai non ci fossero semafori e tantomeno vigili a dirigere il traffico... questi gli disse che erano i cangianti bagliori del ciel
o a regolare il tutto.
Lui allora alzò la testa in alto e capì...ha sempre avuto la capacità innata di comprendere i codici immediatamente.
Più avanti c'era una rotatoria parabolica, dovette fare qualche giro per comprendere quello che i colori del cielo dicevano. Si mescolavano in un arcobaleno sferzato di scintille ... un caleidoscopio puntillista di grande effetto, ma incomprensibile.
Dedusse che bisognava fermarsi e guardare, parcheggiò e scese dall'auto per godersi quello spettacolo.
Senza che se ne accorgesse gli rimossero in un istante l'auto, la portarono via e la ridussero in un cubico groviglio di metalli.
Scoprì poi che quella era la sanzione prevista in quella città per aver ignorato il divieto di fermata... scoprì anche che le biciclette erano vietate, e che gli unici pedoni in giro erano quelli che, come lui, s'erano fermati ed erano scesi.
Scrisse una lettera al sindaco, che gli rispose, lapidario: l'unica possibilità che abbiamo è muoverci velocemente, se ci fermiamo la città comincia a muoversi attorno a noi, e perdiamo l'orientamento...

un piccolo omaggio a Calvino ed alle sue "Città invisibili, da parte mia e di mio cugino
buongiorno...
reality is motion

ore e lancette


le ore, a non passare mai, un camminare piano di lancette a rincorrersi e mai trovarsi.
Il tempo, a sgretolarsi lentamente, frantumarsi in manciate di farina, ogni grano un istante di vita andata... persa via dall'andirivieni di gente infreddolita alla stazione.

Io, che ti guardo dormire sulla mia spalla...

tu, che non trovi la posizione, come non l'hai mai trovata, comoda, dentro la mia vita.

Io, che ti sposto i capelli dagli occhi, che ti rimbocco la sciarpa sul viso...

tu, che parli piano il mio nome in un mantra distratto, come a cercarlo... come a cercarmi...

Io, che mi lascio sfuggire una nenia, poche note, orfane di parole, della nostra canzone, un tempo...

tu, che per la farina di un istante riapri gli occhi a cercarmi com'ero, un tempo...

Il treno...
che arriva come fuggito da un'altra città, e si guarda indietro, a dimenticarla...

tu, che sali, e ti porti via il mio nome, a dimenticarlo nella nebbia...

io, che resto giù, con l'impronta calda del tuo viso sulla mia spalla, a guardarmi intorno...

un ragazzo, con lo zaino pieno di ore e di lancette, corre verso me, e passa oltre... è il figlio che tu un tempo desideravi, e che mai ho voluto darti...

Io, che mi guardo i piedi...

tu, che stampi la mano sul finestrino

mandragora


forse da piccolo, giocando nel canneto, ho ferito il nervo ad una mandragora, ed ora mi chiedo se suo è quel lamento di voce che anima le mie notti ed i miei risvegli... no, non lo è... è la mia vicina di casa che predice il futuro al suo cane, ignorando che loro hanno il privilegio di non averlo, e quindi di conoscerlo già...
buongiorno
future don't care...

chiunque tu sia


avevo un nome, l'ho dimenticato...
avevo un sigaro, l'ho dimenticato in qualche remoto posacenere...
avevo un'auto, ne ho dimenticato targa, modello e colore...
avevo una casa, ma ne ho dimenticato l'indirizzo...

ma mi ricordo di te, chiunque tu sia

casualmente


Vorrei intenzionalmente incontrarti per caso in quel piccolo bar dove tu casualmente capiti spesso. Se così fosse ti direi tutte quelle cose mai dette che conosci già a memoria, e te le direi in ordine intenzionalmente casuale. Poi alla fine ti chiederei, nel caso fosse tua intenzione, di passare il resto della tua vita con me... non intendo tutta la vita, solo il "resto"... quelle ore qua e là ch
e avanzano, e non si sa che farne...
Ma non preoccuparti, non dovresti dire nulla lì per lì, non si prendono decisioni per caso... mi aspetterei solo, in seguito, due tue righe in una mail con le quali potresti darmi una risposta, tacendo per iscritto...
casualmente tuo
R.

giovedì 1 novembre 2012

universi in in discesa


"
mio cugino ha incontrato una fanciulla dagli occhi vispi, e camminando in discesa lungo la costa del Santo le ha promesso le chiavi del suo universo... lei le ha accettate di buon grado, ma, come fanno le fanciulle avvedute, ha detto che non le avrebbe usate, non ce n'era bisogno... mai accettare universi da uno appena conosciuto in discesa... in discesa son buoni tutti a promettere universi... al
 ritorno, su quella ripida salita lei però non ha resistito, lo ha baciato di sbriscio, ma intensamente, poi ha usato le chiavi per aprire le porte del suo universo e dare una sbirciatina dentro... 
niente...
le chiavi non aprivano...
gli alieni avevano già cambiato la serratura...
allora mio cugino le ha proposto tutto sè stesso, ma la ragazza ha sorriso ed ha detto che son buoni tutti a proporre tutto sè stessi in salita, con la mente obnubilata dalla fatica... 
Cosa ci insegna questa storia?...
Se non si vuole diventare parte di "una stirpe condannata a cent'anni di solitudine" (cit. GGMarquez) meglio promettere poco, e soprattutto... farlo in pianura...
Buongiorno
stay still, anyway
"

little wings


"Da piccolo mio cugino s'era costruito un paio d'ali bellissime, con grande cura nelle cangianti sfumature di colori... un giorno è salito sul terrazzo dell'avvocato, nessuno ci poteva salire, lassù, perché per scendere si doveva passare proprio davanti alla finestra. Ma lui sarebbe sceso planando, e già che c'era avrebbe fatto anche la trasvolata della superstrada.
Allora ha spiegato le ali al vento, ma lui non ha capito... in un frusciante vortice color pastello mio cugino è rovinato al suolo.
Tra le tante fratture riportate era quella del suo sogno, a dolergli di piú...
buongiorno
last night we had a lot of fun playng "Little Wings"..."

stand still on a cloud


"mi piacciono quelle musiche che sono come un volo di folaghe... sanno dove andare ma sembrano mai avere fretta... lente a levarsi e pigre a risolvere, come i lunghi temi di Mahler... Mingus... Billy Strayhorn... come le songs di Joni Mitchell... 
sembra che la loro forza sia nella capacità di stare in aria senza fatica...
mio cugino in giornate come queste si dedica al parapendio... dice che quando c'è il sole son buoni tutti...
lui s'era buttato da molto più in alto di Felix Baugmarter, ma proprio quando era già in vista del promontorio di Gabicce l'hanno rapito gli alieni per il periodico tagliando che gli fanno... così della sua impresa non é rimasta traccia... 
buongiorno...
stand still on a cloud..."

appartengo


"
appartengo ad una delle tante generazioni di gente che si è indebitata per sognare, e nonostante questo continua a pensare che si doveva sognare di più... 
il mio sogno era un posto dove la musica potesse entrare sempre, senza chiedere permesso, senza svilirsi, doversi adattare a connotati che la portino fuori dal baricentro di ciò che la sostiene... 
il mio sogno era che quel posto diventasse tut
ti i posti...
sognare è chiedere troppo? Sognare l'irrealizzabile, sognare l'insognabile, l'insostenibile alla luce diafana del buon senso comune?...
Sì, sognare è questo.
Quando avevo sedici anni ho visto Max Roach prendere il caffè al bar a Serravalle... Don Cherry ballare con sua moglie sotto i portici a Borgo... Carmelo Bene indicare qualcosa in aria ad un vigile in piazza a Dogana... in biblioteca di stato ci sono tre strumenti del grande liutaio Capicchioni, famoso in tutto il mondo... poi ci sono le firme sul registro d'iscrizione ad un concorso letterario di gente come Pasolini, Vittorini, Montale, Rainer Maria Rilke... 
poi le orchestre sinfoniche alla cava dei balestrieri... al teatro turismo il grande flamenquero Paco Pena con un cantante che si chiamava El moro de Sevilla, due basette esagerate che oggi magari andrebbero di moda...
vabbè... sogni... ma era vero, tutto vero, però sogni.
In quel posto che sognavo c"era gente che sapeva sognare, ma soprattutto sapeva continuare a sognare, sempre...
ci ho messo un bel po' a capire che posti del genere esistono sempre, da qualche parte nel mondo...
io pago ancora le rate dei sogni fatti, ma rilancio...
"

giudizious


"
mio cugino, non ho più alcun dubbio, è un genio...
due anni fa io e mia figlia Eugenia siamo andati ad un concerto di Keith Jarrett... nel vederlo suonare ci chiedevamo se fosse lui a possedere la musica, oppure il contrario...
riflessioni oziose... non è lì il problema.
Mio cugino, interpellato, ha detto che nessuno può possedere niente, at last... ed i posseduti sono solo presi in prestito, e sp
esso mal pagati (non è il caso di Jarrett, però)... 
io gli ho chiesto da chi, secondo lui, e lui ha sentenziato: cosmogonia aliena... cazzo, brutta gente, ho detto io... e lui: non è gente...
mi sono seccato e ho detto: fanculo gli alieni... lui mi ha guardato senza vedermi e ha ribattuto: fanculo tu... gli alieni non ce l'hanno il culo, sono evoluti loro!... e Jarrett è uno di loro, mandato quaggiù per estasiarci, e per farci incazzare...
Da piccolo guardavo Gianni, il barbiere della piazza, mentre tagliava i capelli... li tagliava quasi sempre in dialetto, e lo pagavano in dialetto, tutti profumati e stupiti... alcuni avevano la cravatta, e a loro Gianni faceva quella magia della barba, con schiuma e pennello, in un italiano forbito... con le mamme che portavano i figli per sfumatura e frangetta addirittura riusciva ad affilare la esse, rinunciando alla "Insostenibile leggerezza della esse" romagnola.
Puro genio.
Va a finire che era un alieno anche lui...
buongiorno
mia nonna non usava la parola genio, al massimo diceva "giudizióus"
"

senza ricetta

"
poi... ci son quelli che vanno via dritti, che non si spettinano nemmeno al Ventoso, quelli coi piedi per terra e lo sguardo vigile, col fischietto in si bemolle... quelli che se ti dicono una parola è quella... quelli che hanno una parola sola, e con quella ti spiegano anche l'Ulisse di Joice... quelli che ti guardano sempre dove non ti sei rasato bene, che ti regalano pillole di saggezza senza r
icetta... quelli che sanno le strade sicure per arrivare in posti che conoscono solo loro... quelli che saldano sempre i debiti con la fiamma ossidrica, quelli che sanno sempre le cose prima e dopo non le sanno più... 
quelli che ti dicono che tutto è legato ad un filo sottile che da una parte lo tengono loro, e dall'altra lo tiene Dio... quelli che hanno sempre le scarpe intonate anche nei registri più acuti, e le lucidano tutti i giorni con la stessa tinta che usava Pavarotti...
quelli che conoscono bene tuo padre, e un giorno di questi te lo presenteranno... 
quelli che dicono che tuo cugino è fuori di testa, mentre loro sanno parcheggiare di coda ad orecchio... quelli che hanno l'orecchio assoluto e l'olfatto relativo... 
quelli che conoscono i tuoi talenti nascosti, e un giorno se non te li ritrovi sai a chi dare la colpa...
"

seminate a vita


"
porto i bambini a sedersi e guardare... colline intere seminate a grano...
perchè non manchi il pane;
alberi, qua e là,
che abbiano attorno spazio...
alberi con tante foglie,
e un gran disordine di frutti
ogni frutto è una parola...
il vento agita i rami,
ogni folata una frase...
ogni albero una storia, se vuoi...
sempre diversa,
dico loro di cogliere quei frutti,
con gli occhi...
sanno farlo, da sempre...
storie come ciliegie susine melograno marmellata...
sanno farlo, ma non devono dimenticare...
le storie più belle son quelle
che scrivi se non hai dimenticato
le vallate e i frutteti che ti sono stati raccontati...
disegnati a parole col pennello degli occhi semichiusi...
mio padre mi diceva che se guardi una cosa con gli occhi semichiusi...
diventa un quadro...
Tunèin dice che da quando non vede più bene i conti gli tornano...
mia nonna Ombrina diceva che i suoi angioletti, i suoi figli morti piccoli, la notte, senza far rumore, le mettevano in ordine la stanza...
e il suo disordine era per farli tornare.
I miei figli, da piccoli disegnavano sul pavimento bianco con i pennarelli...
avrei voluto fossero indelebili,
e lo sono...
intere vallate seminate a vita come grano... e frutti ancora da conoscere...
questo sono i bambini
"

reality is motion


"
in una lontana città ad est mio cugino guidava con il suo inconfondibile andare distratto. Ad uno stop in un grande incrocio si fermò. Nessuno dava la precedenza a nessuno, ma tutto era fluido, e non c'erano né esitazioni né frenate brusche... chiese ad un passante come mai non ci fossero semafori e tantomeno vigili a dirigere il traffico... questi gli disse che erano i cangianti bagliori del ciel
o a regolare il tutto.
Lui allora alzò la testa in alto e capì...ha sempre avuto la capacità innata di comprendere i codici immediatamente.
Più avanti c'era una rotatoria parabolica, dovette fare qualche giro per comprendere quello che i colori del cielo dicevano. Si mescolavano in un arcobaleno sferzato di scintille ... un caleidoscopio puntillista di grande effetto, ma incomprensibile.
Dedusse che bisognava fermarsi e guardare, parcheggiò e scese dall'auto per godersi quello spettacolo.
Senza che se ne accorgesse gli rimossero in un istante l'auto, la portarono via e la ridussero in un cubico groviglio di metalli.
Scoprì poi che quella era la sanzione prevista in quella città per aver ignorato il divieto di fermata... scoprì anche che le biciclette erano vietate, e che gli unici pedoni in giro erano quelli che, come lui, s'erano fermati ed erano scesi.
Scrisse una lettera al sindaco, che gli rispose, lapidario: l'unica possibilità che abbiamo è muoverci velocemente, se ci fermiamo la città comincia a muoversi attorno a noi, e perdiamo l'orientamento...

un piccolo omaggio a Calvino ed alle sue "Città invisibili, da parte mia e di mio cugino
buongiorno...
reality is motion
"