venerdì 31 agosto 2012

i bala e i sta zet


Si fa di tutto per stare a galla e mettere la testa fuori dalle cose già! sentite e gia' dette... a me invece piace andare sotto e immergermi per cogliere gli infiniti modi diversi in cui le si dice.
Il mio amico Tunein ha il suo modo per affrontare gli affollatissimi luoghi comuni, un mare di sarcasmo dal quale frequentemente emergono piccole isole di candore e saggezza... " quand t'zi vec al rob
i t'li capes... ma tun zi' pio' bon da gnint, e in ti sta da sinti'... l'e na' bela fregadura!... mo' l'e li stes... 
la mi' surela la ha spused ma oun che u s'e giughed a cherti anche' ma lia, e ades l'e nde' sa quei d'la bebbia, quei ch'i dis che e mond e fnes... 
va la' va la' che e' mond un fnes, a fnem nun ma lu e va venti... 
sota la tera ui'e' e fug, e quel un ha paura ad gnint... 
la zenta la n'ha pio' voia d'lavure'... i'e' tot c'me te' che tan fe' un caz tot e de', e po' la sera t've a sune' la fisarmonica: za za za za... 
mo' t'fe ben a fei bale' ma la zenta... e' menc i bala e i sta zet... cl'e mei

devo scrivere una canzone

Devo scrivere una canzone
che stia li' a guardarmi
quando io guardo te.

Devo scriverla adesso
che e' gia' tardi,
o troppo presto.

Devo chiudere la tua mano
nella mia penna

e scivolarti piano la pelle.

Devo scrivere e nascondere
perche' tu venga a frugare,
devo ferirmi le dita
perche' tu possa sentire.

Devo scrivere musica
che sia il vero da un sogno,
usare parole morbide e vive,
sospese a mezz'aria
tra il canto e l'ingegno...

Voglio scrivere una canzone
che sia una frase sola,
una parola alla volta
che si alza, e vola

vederti passare

verrò a vederti passare
per le dune dei tuoi giorni
e mi sporgerò sulle tue albe

verrò a vederti passare
sarà per caso
o per ostinata passione

verrò a vederti passare
sarà per gioco, o devozione

saranno ore fuggite, e passi rubati

verrò a vederti passare
non saprai che ci sono
ma ricorderai il mio nome

in prestito da altri posti


amo farmi trovare sempre come fossi li" in prestito da altri posti... amo non essere mai completamente preparato, tenere viva la parte che reagisce d'impulso, quella che libera forze che non sai d'avere... la vita spesso e' un mare che si ritrae e mostra i suoi fondali nudi, tu puoi guardarla brillare al sole o camminarci sopra, andare verso l'onda che verra'... la sfida e' quando in un attimo ti
ritrovi l'acqua al petto... quel brivido che puo' toglierti il fiato o farti respirare cosi' in profondita' da vedere i colori vividi di quei fondali...
amo essere inadempiente e sfidare il buon senso comune... suonare col vento e la pioggia negli occhi, farmi sorprendere dalla musica che viene incontro... 
amo guardarti quando l'onda dello stupore mi allaga e ti rimbalza addosso in gocce che accendono i tuoi capelli in colori mai visti, quelli che non sceglieresti mai per la tua tinta, quelli che pero' hai dentro...

plettro di ebano


mi hanno regalato un bellissimo plettro di ebano lavorato a mano... a guardarlo puoi immaginare tutta la cura messa nell'intarsio, tutte le aspettative riposte. Se guardi bene, ad occhi socchiusi, cosi' come mio padre diceva si dovesse fare con i dipinti, ci puoi vedere come avrebbe potuto essere la tua vita se ne avessi avuto cura fin nei dettagli. 
Mi hanno regalato un plettro di ebano lavorato a mano... lo metterò' vicino a quello di vetro brunito che mi regalo' Franco Cerri... 
io non ne sono degno, ma ho il coraggio di dire che suono meglio con quelli di plastica.
Mi ostino a non riconoscere in default la dignita' dei materiali pregiati... cosi' come ogni tipo di autorita' e blasone...

mettere ordine


Ogni mio tentativo di mettere ordine si risolve nel predisporre un disordine diverso da quello che c'era... l'ordine rivela le cose quando le cerchi anche dopo tanto tempo, il disordine le cela, e te le svela all'improvviso quando non le cerchi più. Così mi è rimbalzato in mano un vecchio taccuino, è incredibile come nelle parole entri così tanto l'eco sordo degli stralci di vita passata. 
Non ci 
sono date, ma brandelli di racconti, versi di canzoni, la descrizione di una ragazza che ne esce piuttosto bene, soprattutto quando scrivo della sua "esile indifferenza" e del suo "accento che non riesco a ricondurre a niente che non sia il colore dei suoi occhi". 
Poi c'è una delle lettere che scrivevo a mio padre, convinto che la mia voce scritta potesse essere più convincente. Mai che ne fosse arrivata una ai suoi occhi, le lettere arrivano solo se le scrivi con una forza ciocca e ordinata, posata sulla carta come per delegare a lei la parola. Nelle ultime pagine, macchiate di vino, c'è un elenco di cose da fare con urgenza... una di queste, l'ultima della lista è "mettere un po' d'ordine".

scarseggiano

Da piccolo ricordo che il giorno del mio compleanno uscivo sulla piazzetta a Dogana e tutto mi sembrava un po' diverso... il barbiere e il vigile li vedevo più piccoli, meno alti, meno adulti... pensavo che di lì a poco avrei anche potuto guidare i pullman dei turisti tedeschi... mia mamma mi vestiva bene, mi metteva pure il farfallino con l'elastico... quest'ultima cosa però era l'unica che mi in
duceva a desiderare che il compleanno passasse in fretta. Anche quest'anno è andata liscia, nessuno mi ha regalato cravatte o papillons, poi ho ricevuto gli auguri da tutti voi, e nessuno s'è accorto che non ho ancora preso la patente per il pullman dei turisti, che tra l'altro scarseggiano...

uno al bar


uno al bar ha detto che lui ha trovato un modo infallibile per essere felice... cerca in ogni modo di stare bene con se' stesso e prende le distanze da tutto... molto saggio e originale... pero' che palle... magari quel "se' stesso" vorrebbe stare anche un po' in mezzo alla gente a cazzeggiare, poi se uno dovesse sentirsi male trovarsi sempre a distanza da tutto non e' che aiuti...
io "me stesso" 
lo porterei a Las Vegas e lo spennerei a poker, tanto i soldi rimarrebbero in famiglia, poi mi troverei una tipa che sta bene con "se' stessa" e chissa' quante belle combinazioni escono fuori...
meglio rifuggire le situazioni stagnanti, dove "te stesso" magari ti tiene il muso perche' non gli piace come ti sei tagliato i capelli e s'e' rotto il cazzo della tua chitarra...
buongiorno
if you love yourself set him free

personcina avveduta


Non puoi suonare stando sempre al riparo, battendo solo sentieri comodi e conosciuti a memoria... l'insidia allena i tempi di reazione, l'errore alimenta la capacita' di coltivare la bellezza anche in pianticelle mutanti...
mio cugino s'e risolto a correre rischi, ma dal momento che e' una personcina avveduta, i rischi invece di correrli li cammina, o li balla... in certi caso li affronta da fermo... una volta addirittura ha corso un grosso rischio dormendo, e s'e comunque svegliato vincente...
buongiorno
whisper words of wisdom... chase your brand new day

code

code in autostrada e panini all'autogrill... tripudio di carboidrati... mi servira' un carboidraulico, se ne trovo uno che non e' in ferie e in coda da qualche parte...

sciaunds like a warning


una volta a Cesenatico chiacchieravo con Enrico Rava prima del soundcheck di un concerto e ho capito una volta per tutte che non riusciro' mai a dire "tzaund" come dice lui... a noi romagnoli certi bagliori affilati di suono sono negati per cultura fonetica e forse anche per DNA ... ci consoliamo con Ray Charles che, per problemi di assetto mandibolare, cantava "Yesctdeyyy oll mai chrabol scim scio far euey..."... mi sarebbe piaciuto sentirlo parlare il nostro dialetto...
bunde'!
... sciaunds like a warning

virgola di sorriso

amo la chitarra 
e la grande forza 
delle cose inerti...
amo le risposte invisibili,
e quella virgola di sorriso 
nei tuoi occhi

piuttosto grave

Da piccolo credevo venissero da molto lontano, le farfalle. Credevo che quel loro volo leggero ma scomposto servisse per scaraochiare meglio il cielo basso dell'orto di mia nonna Ombrina. Credevo avessero il corpo troppo esile rispetto alla forza delle loro ali, e che non sapessero nuotare dritto nell'aria... credevo fossero cio' che rimaneva quando dio faceva la punta alle matite colorate della p
rimavera. Una volta una di quelle farfalle gialle che mia nonna chiamave pavaiotte si poso' sul mio ginocchio... io cercai di restare immobile, e trattenni il respiro, lei mi volo' in faccia... aveva un intenso odore di vaniglia, uno di quei tipici odori che t'inventi e vuoi sentire anche se non ci sono. Poi non la vidi piu', in bocca sentivo quel sapore e credevo di averla ingoiata... andai da mia nonna e le chiesi se le pavaiotte fossero velenose, lei era ricurva sui piccoli solchi che aveva scavato a mani nude, mi guardo e disse che le farfalle sono il cibo preferito dei bambini che hanno molta fantasia. Quando la prima ragazza che si innamoro' di me mi disse che sentiva le farfalle nello stomaco pensai che la fantasia era una malattia contagiosa, e piuttosto grave

macerie

è stato un vento, a passare
s'è portato via notti, e giorni di cose andate
rotolati in aria come macerie di cose senza peso...
poi ha sbriciolato in sillabe le cose già dette,
le sfide, gli affanni, le folle di gente...
è stato un vento, a passare
partito da chissà dove, dentro i tuoi occhi
cancellando ogni cosa
che fosse altro da te

thundra


questo caldo non ci avra'... io e mio cugino abbiamo messo a punto un sistema infallibile per resistere con nonchalance, si articola in tre punti: farsi un lungo bagno caldo-partire per Bari con l'auto sostitutiva senza climatizzatore-recitare a loop come un mantra il bridge della famosa canzone che dice: "tornera' un altro inverno, cadranno mille petali di rosa..."... in alternativa si puo' canta
re anche "che ne sai tu di un campo di grano, poesia di un amore profano... "... ma quest'ultima e' un'idea di mio cugino che non ho ben capito cosa cazzo c'entri...
in alternativa a tutto questo si consiglia di stare in casa, pensare ai regali di natale, che iincombe in un attimo, bere molta acqua, preferibilmente distillata, e sognare le verdi mezze stagioni vintage della tua infanzia... 
se non funziona nemmeno questo conviene dichiararsi prigionieri politici e farsi esiliare nella thundra...
buongiorno

got a song for you


ho scritto una canzone, nel sonno... mi sono destato ed era li', insieme alle caviglie decorate ad arte dalle simpatiche zanzare aliene che vengono a trovarmi...
mio cugino dice che ha un rimedio infallibile contro le zanzare. E anche contro le canzoni. Lui sostiene che la notte bisogna dormire e basta, tutto il resto e' noia (per citare il sommo poeta).
Dice che il rimedio me lo rivelerà solo qua
ndo sarò più avanti nel mio cammino spirituale, anche se la sua sensazione é che io vada indietro... gli ho manifestato i miei dubbi sulla possibilità di fare qualcosa contro le zanzare aliene mutanti, e nel farlo ho citato un altro sommo poeta: "come può uno scoglio arginare il mare?"... lui m'ha detto che Mogol ha scritto le parole di innumerevoli inni nazionali alieni, quindi ho poco da fare il simpatico...
insomma oggi a mio cugino gli girano i maroni, e io gli ho detto che ho un rimedio contro i giramenti di maroni, ma glielo daro' solo se fara' un po' di passi indietro nel suo cammino spirituale mettendosi alla mia portata...
buongiorno
ho scritto una canzone, nel sonno... mi sono destato ed era li', insieme alle caviglie decorate ad arte dalle simpatiche zanzare aliene che vengono a trovarmi...
mio cugino dice che ha un rimedio infallibile contro le zanzare. E anche contro le canzoni. Lui sostiene che la notte bisogna dormire e basta, tutto il resto e' noia (per citare il sommo poeta).
Dice che il rimedio me lo rivelerà solo qua
ndo sarò più avanti nel mio cammino spirituale, anche se la sua sensazione é che io vada indietro... gli ho manifestato i miei dubbi sulla possibilità di fare qualcosa contro le zanzare aliene mutanti, e nel farlo ho citato un altro sommo poeta: "come può uno scoglio arginare il mare?"... lui m'ha detto che Mogol ha scritto le parole di innumerevoli inni nazionali alieni, quindi ho poco da fare il simpatico...
insomma oggi a mio cugino gli girano i maroni, e io gli ho detto che ho un rimedio contro i giramenti di maroni, ma glielo daro' solo se fara' un po' di passi indietro nel suo cammino spirituale mettendosi alla mia portata...
buongiorno
got a song for you

secondo

Quando ho cominciato a scrivere l’ho fatto perché volevo diventare il miglior scrittore di tutta la mia panchina… un giorno s’è seduto accanto a me un anziano signore, un vecchietto, e mi ha raccontato la sua vita… allora ho capito che al massimo avrei potuto …arrivare secondo.

just a sinner guitar player


gran bella cosa suonare come ieri sera, con Paolo Ghetti e Fabio Petretti, intrecciando le idee ed inventando la musica passo dopo passo... mi viene in mente quando da piccolo giocavo con i miei amici, sceglievamo un tema poi tutto nasceva dall'interazione... si invocava l'intervento di sandokan e magari arrivava nembo kid, e io che facevo janez restavo li' come un coglione... poi mi inventavo qua
lcosa e si finiva a fort alamo... cose cosi'... giochi sconclusionati, improvvisando, cercando le note ed andando incontro a quelle che arrivano... cosi' come si fa con le cose della vita: ti svegli, vai a far colazione e ti trovi in mezzo a gente che ti parla dei massimi sistemi, del divino otelma, di fabio volo e di quel pianista che... dai, come si chiama?... ah sį... schopenauer, che pero'suonava cose un po' troppo tristi, no?... meglio allevi... qualcuno ha addirittura tirato fuori glen gould, subito identificato come marito di farah fawcet e cugino di glen miller... poi c'e' sempre chi alla fine dice che era piu' bello il bianco e nero... che delusione quando il telefilm di zorro e' diventato a colori e il suo ineffabile mantello sembrava viola!...
buongiorno
I'm just a sinner guitar player...

dovunque tu vada


in fondo, dovunque tu vada, il mondo e' mondo, e la gente e' gente... a parte quella incredibile tavolozza di dettagli e sfumature diverse, quelle spezie, quegli odori, quel lento incedere o quel correre sfrenato... quella sensazione che i confini non esistano o siano fratture della crosta terrestre... 
c'è chi viaggia e ha la faccia da viaggiatore come mio cugino, e chi si mimetizza ovunque... un
a volta in Sardegna ho incontrato uno di falciano che praticamente si era auto eletto parcheggiatore.
Mio cugino sostiene che il camper, se lo sai guidare con il giusto spirito del viaggio, non consuma le gomme, e' come se levitasse in un volo a pochi centimetri da terra... io preferisco il contatto, o il volo in aria... non amo la ponderatezza e le mezze misure...
buongiorno
overload yourself and be yourself

follow me...


mio cugino non finisce mai di stupirmi... adesso ha una lambretta vintage, ci ha installato su il navigatore GPS e lo mette spesso in viva voce, la voce e' quella, carismatica, di Bruno Pizzul... 
quando ad un semaforo svolta seguendo le indicazioni, tutti gli altri scooteristi lo imitano ipnotizzati dall'ineffabile cadenza adenoidea di quella voce... allora mio cugino li conduce alla curva che solo lui sa fare, cosi' tutti precipitano nel calanco...
un novello pifferaio magico al servizio della nobile causa della tutela dell'ambiente, insomma...
buongiorno
follow me...

ritrovarsi

A lei facevano spesso molte domande, 
come avesse ogni risposta. 
Sempre le stesse cose, questa storia del ritrovarsi. 
Non rispondeva mai, perchè era lei la risposta...
l'essere così bella le regalava pensieri invisibili,
io potevo vederli, ma non glielo dissi mai...
erano domande, non pensieri... frasi attorcigliate sopra ad un punto.
Non potevo risponderle, 
ero la risposta.
Ritrovarsi.

l'aspettavo in fondo


Io non correvo assieme a lei i pensieri di vertigine che faceva, l'aspettavo in fondo. Non che non avessi il coraggio di seguirla, semplicemente mi facevo trovare all'uscita... volevo essere la vertigine che continua, che non finisce, una risposta certa, che guarda altrove, ma che e' li'. Sempre.
Ma per lei "sempre" non bastava.
Allora ha scelto senza amare... ed ha amato senza scegliere.
Ho pensato di voler essere una cosa nuova per lei, una scelta da amare, un amore da scegliere, ma era sbaglliato. 
Meglio stare li' al traguardo dei suoi pensieri senza farsi scegliere.
Essere la vertigine che non si sceglie.

aveva una canzone


aveva una sua canzone... era tra se' e se', non la muoveva nell'aria. La cambiava sempre, musica e parole erano al servizio di quel momento, o quell'altro... una canzone che poteva essere gioiosa o triste, sofferta o danzante. Serviva a far uscir fuori la sua voce, che altrimenti viveva in un buio colorato solo da parole possibili, o suoni possibili.
Diceva che tutti hanno una canzone, ma spesso n
emmeno lo sanno... diceva che spesso la sprecano, o la svaporano in smorfie di parole vuote... diceva che la gente non canta perche' ha paura di guardare la propria voce sospesa in aria, senza appigli che non siano sillabe aggrappate al suolo greve della propria vita fuori da quella canzone... diceva che molti l'hanno tradita, o abbandonata, la loro canzone, dimenticata fuori dai cancelli chiusi, dai pensieri chiusi a chiave...
diceva che nella vita prima o poi arriva un giorno che la canti, la tua canzone, e quel giorno ti gira attorno ogni giorno... questo diceva

cosa vorresti essere


se ti muovi nella direzione di ciò che stai facendo... se lo sostieni con forza e naturalezza... se parli la tua lingua e parli la tua voce vera...
se non ti azzuffi a voler dire per primo, o ti nascondi in ultimo... se quello che dici arriva agli altri, almeno per un momento, come l'unica cosa che avresti potuto dire... se le tue note sono abbastanza vive per stare in aria fino ad essere colte...
se suoni sempre per una ragione precisa che non ti curi di voler conoscere prima che tu le dia voce...
se affiorano scogli, ombre vaghe dal mare della tua vita andata e da quella a venire, e tutto questo si fonde assieme in un presente solubile nell'aria dove nulla ha bisogno di certezze per essere vero...
se suoni perché é l'unico gesto che puoi nascondere a te stesso e ritrovare sempre... se hai cura di quel gesto come di chi ami... 
se fissi un punto in aria, o curvi il capo in basso, se c'é già musica prima della prima nota...
se corri scomposto ma senza affanno, o se sai suonare anche il più composto degli affanni... ... ...
allora avrà un senso, e ti ascolteranno, sapranno chi sei e cosa vorresti essere...

il bisbigliatore

Il bisbigliatore l'avevamo conosciuto ad un concerto... un uomo piccolissimo, una miniatura ben proporzionata con lineamenti affilati, vestito in modo impeccabile... con minuta perfezione. Ti sfiorava con le sue pupille vispe, accuminate, che mulinavano in aria... 

stavamo facendo il soundcheck, e lui ti si avvicinava con un bibigliare fitto ed un gesticolio fatto di piccoli e plastici scatti dei
polsi ad indicare non si sa cosa. Non ho colto una parola di ciò che diceva, erano suoni senza colonna d'aria, solo vaghi contorni di brusio con una tinta lieve e sfrigolante. Ma c'era un flusso ininterrotto solo da attimi di sorriso... andava da tutti, indicava gli strumenti, indicava in alto, in terra e chissà dove. Dopo pochi minuti c'eravamo assuefatti a lui, era una presenza inevitabile, soffusa e nient'affatto molesta... molto elegante e discreta nella sua minuzia fonetica. L'abbiamo portato con noi al ristorante, e lì indicava i piatti, la tovaglia, il soffitto e i camerieri... era come se ti spiegasse le ragioni profonde di tutto, era come un mantra fatto di morbide sillabe vuote. Durante il concerto ce lo siamo perso... noi eravamo lì sul palco, e suonavamo le nostre ragioni dell'essere lì, con gli strumenti in mano, cantavamo le nostre voci tornite e gonfie di suono. 
Lui chissà dov'era.
Più tardi, quando microfoni e cavi tornavano alla loro inerte arrendevolezza e venivano riposti nei loro nidi, il bisbigliatore è ricomparso.
Stava davanti al palco, appoggiato... di lui vedevamo poco più della testa.
Ha bisbigliato per venti secondi rivolto a tutti. Nei suoi occhi c'era una esile stanchezza come di chi s'è arreso ad un'estasi prolungata, e di vivo rimane solo un bagliore che rimbalza dal viso alle mani, dalle mani al viso, sbagliando sempre la mira.
L'unica, ben distinta, parola che s'è udita chiaramente era un grazie... uno di quei grazie che non ti fanno rispondere "prego", ma ti fanno chiudere gli occhi per cercare dentro di te da qualche parte qualcosa che non sia una parola.
Poi ha attraversato di spalle il nostro campo visivo ed è scivolato via da un angolo buio.
Non l'ho mai più visto, il bisbigliatore...
Chissà dov'è.
Mi manca, il bisbigliatore.